Steinerne Stadt

È un po’ che si dice che gli zingari devono morire e che i rom, insieme a tutti gli immigrati, sarebbe bene venissero bruciati direttamente nei barconi…

Questo è certamente un momento tragico del nostro presente, ma, ovviamente, se permettessero agli insegnanti di insegnare, e se avessimo tirato su dei ragazzini curiosi di imparare, allora si comprenderebbe subito come, ovviamente, l’Arte del neanche tanto remoto passato ci abbia effettivamente fornito numerosi strumenti che ci permetterebbero di leggere questo tragico momento presente nel migliore dei modi, poiché, come è sempre ovvio ma come ogni volta si deve lottare per ribadire, l’Arte è la grande maestra del vivere quotidiano, altro che le cazzate sparate a caso di così…

Nell’arte dell”800 mi vengono in mente ben due capolavori che parlano di zingari: “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo del 1831, e “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, del 1853…

In Hugo la metafora è potentissima, poiché la zingara, una delle zingare numero uno della cultura (sia alta sia popolare), Esmeralda, sembra sia zingara, ma non lo è per niente!

è figlia di una donna di Reims…

Hugo ci dice che lo zingaro, quello che sembra “altro” e “straniero”, altro non è che di Reims, altro non è che un conterraneo, un compaesano nostro…

un compaesano che noi uccidiamo, ovviamente (Esmeralda viene assurdamente impiccata per una serie di indicibili incomprensioni fomentate dalla solita ingoranza e dal solito fanatismo: i mali che perfino Hugo, duecento anni fa, aveva ben identificato): un atteggiamento che Hugo non si stanca di criticare…

In Verdi c’è una zingara molto più complessa e di molteplici significati, Azucena…

1: è figlia che viene a vendicarsi dell’uccisione ingiusta della madre, avvenuta in un oscuro passato, che noi scorgiamo solo da ricordi forse non proprio attendibili (quelli di Ferrando forse corrotti da un’ottica non proprio imparziale sulle azioni degli zingari, e quelli di Azucena stessa, fumosi, confusi e tendenti al delirio)… e questo che ci dice? ci dice quello che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni: gli zingari, comunque, arrivano a vendicarsi di cose che abbiamo fatto noi in precedenza, e, terribile, cose di cui manco ci ricordiamo bene, e cose per cui le vittime hanno sviluppato un sentimento ancestrale di delirio vendicativo…

2: Azucena non riesce a distinguere tra il suo figlio legittimamente zingaro e il figlio del Conte, e, per sbaglio, brucia il suo stesso figlio zingaro e alleva quello del Conte come suo: e rieccoci alla dissimulazione come era con Hugo: zingari e conti sono la stessa cosa, tanto che neanche gli zingari stessi riescono a distinguerli, e non solo, Manrico, da tutti reputato zingaro, è, come Esmeralda, un non-zingaro: di nuovo: zingari e non sono intercambiabili… gli zingari, suggerisce anche Verdi, sono come noi… però, in Verdi, gli zingari sono risentiti dalle ingiustizie subite da noi, che dovremmo essere i loro fratelli…

La critica di Verdi alla società non è meno radicale di quella di Hugo: guerre civili, odi e risentimenti, forse innescati da violente vendette zingaresche nei nostri confronti, sono originate in primis da noi e quindi non ci sarebbe da dare la colpa a nessun altro, e, in secundis, rendono difficilissimo il nostro discernimento su tutto, visto che, durante queste guerre civili, non si capisce chi sono gli amici e chi i nemici (e Il Trovatore è un’opera in cui nessuno riconosce nessuno)

In entrambi, Hugo e Verdi, gli zingari hanno a che fare con i bambini, nella credenza che i rom rubino i neonati…

una credenza che, di nuovo, sottolinea il fattore della dissimulazione insito nello “zingaro”: se rubano i bambini, allora un bimbo zingaro potrebbe essere un bimbo non-zingaro… e non si riuscirebbe a distinguerlo in alcun modo…

tutte queste credenze popolari e queste grandi opere d’arte, ci aiutano a capire come l’odio per lo zingaro, perpetuato da millenni, non è altro che odio per noi stessi, poiché tutto esprime quanto lo zingaro e il non-zingaro siano indistinguibili, che esistano solo come categorie di confusione, come elementi inutili di dissimulazione, che nascondono l’identità… un’identità che un inconscio collettivo europeo non riesce ad ammettere, ma che non ammettendo produce solo sciagura, vendetta, ingiustizia, e guerre civili…

L’Arte ci dà tutti i mezzi per capire tutto ciò e per smetterla con questo volontario rigetto della verità che zingari e non-zingari sono identici, e ce li dà anche con grosse critiche alla nostra miopia e alla nostra assurdità…

ma, come al solito, l’Arte non “comanda”, e continuano a comandare mercanti, regnanti e potenti, che, non capendoci una sega di Arte, non fanno che perpetuare un errore all’infinito, in maniera compulsiva…

e lo status quo, di ignoranza e di merceologia guerresca, persiste…

sempre…

e puf…

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