La Mécanique du Cœur

Premetto che questo articolo è pieno di refusi che forse non correggerò mai perché assai affascinanti (tipo «moglia» e «malattina»)

Ascoltavo “Canzone” di Lucio Dalla e mi sono ricordato dell’immensa critica che Aldo Busi (o chi per lui) mosse a Dalla: essere gay e dedicare comunque a una fantomatica donna le sue canzoni…

E da lì sono partiti ardite associazioni e sillogismi…

Noi fummo tra i fortunati, nel 2005, a vedere in diretta la prima proiezione “popolare” di “Brokeback Mountain” nella tensostruttura del PalaBiennale di Venezia, appena dopo la proclamazione della sua vittoria alla Mostra del Cinema avvenuta a poche centinaia di metri, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema…

Dovemmo confessare che era sì un flm bello, appassionato, ma, nizzole e nazzole, concludemmo che non era di ché rispetto a qualsiasi altra storia d’amore sentimentale e un po’ decotta nella sua melassa amorosa…

Ci stupimmo che un normale film d’amore vincesse tutto quello che vinceva: nel marzo del 2006, pochi mesi dopo Venezia, il film vinceva ben 3 Oscar, e la gente si arrabbiò che non avesse vinto il premio per il miglior film…

La spiegazione che ci demmo fu che piaceva così tanto perché la storia d’amore che raccontava risultava più struggente del normale perché aveva per protagonisti due uomini anziché i classici ragazzo e ragazza…

Brokeback Mountain fu come il bimbo morto sulla spiaggia, oggi, quello che ha sciolto i cuori dei tanti razzisti…

Brokeback Mountain fece vedere agli omofobi quanto erano stronzi inscenando una passionale storia d’amore tra due uomini, facendo vedere come fosse possibile che tra due uomini si accendesse una passione in tutto identica alla passione riscontrabile nelle coppie eteroerotiche…

Per noi che omofobi non eravamo, Brokeback Mountain era identico a un qualsiasi altro cazzo di film d’amore svenevole e zuccheroso, identico a qualsiasi altra cazzo di variazione sul tema di Romeo & Giulietta…

Per noi, non omofobi, la connotazione del genere dei personaggi era del tutto priva di interesse: noi, non omofobi, sapevamo che una storia d’amore rimane storia d’amore qualunque siano i suoi agenti, siano essi uomini, donne, uomini e donne, marziani, cespugli, o chiocciole…

Noi sapevamo, grazie alla gran mole di fantascienza che avevamo ingurgitato, che l’amore esisteva per molte specie e in molti modi, e coinvolgeva ugualmente molte specie e molti modi… Nel 1996, un documentario girato in studio, con insetti indotti in diverse azioni, e poi spacciato per documentario girato en plain air, ci dette una delle più audaci sequenze erotiche, una arrapante sequenza di sesso non tra esseri umani ma tra due CHIOCCIOLE, con tanto di guscio e antenne, che si strusciavano lasciviamente e quasi pornograficamente! [quel documentario è Microcosmos di Claude Nuridsany & Marie Perennou]

Noi sapevamo, quindi, che una trombata era una trombata sempre e per tutti, siano essi uomini, donne o chiocciole…

Per questo motivo, noi, non omofobi, abbiamo sempre reagito stupiti a qualsiasi obiezione alle nozze gay e alle adozioni di figli da parte di coppie gay…

Se una trombata è una trombata anche per le chiocciole, allora una famiglia è una famiglia sempre, anche per due uomini o per due donne o per due chiocciole, fermo restando le adeguate condizioni pedagogiche che forse le chiocciole non potrebbero offrire, per esempio, a un cavallo, anche se, però, se può esistere un Tarzan signore delle scimmie allattato da uno scimpanzé o un Pinguino di Batman allevato da improbabili pinguini giganti che non si sa perché vivono nelle fogne di una metropoli, allora potrebbe anche starci un uomo chiocciola allevato dalle chiocciole, o un cavallo chiocciola allevato dalle chiocciole… non si sa mai…

Dopo queste considerazioni sull’universalità dei concetti “funzionali” di sesso, amore e famiglia, rapportabili a qualsiasi contesto e a qualsiasi variante, allora le affermazioni di Busi mi sono risultate prive di senso:

se una storia d’amore rimane tale sia che venga agita eteroeroticamente sia che venga agita omoeroticamente, allora la scelta del genere maschile o femminile per l’oggetto di una canzone d’amore è assolutamente irrilevante…

Dalla canta una storia d’amore, e allora è una storia d’amore sia che canti “trovaLA se vuoi” sia che canti “trovaLO se vuoi”… è uguale…

Qualsiasi sia l’effettivo oggetto del desiderio di Dalla, sia uomo o donna, siccome l’amore, la “funzione amore” persiste indipendentemente dai fattori e dalle nature diverse dei protagonisti, quell’oggetto può essere sublimato da Dalla, in un’opera d’arte, in qualasiasi maniera…

Già connotare amore “etero” e amore “omo” è strutturalisticamente una cazzata, poiché le variabili minime degli agenti (che abbiano occhi rossi, capelli gialli, o che siano chiocciole) non inficiano per nulla la intrinseca natura della “funzione amore”: qualuque sia l’aspetto fisico degli agenti tra loro ci sarà sempre una identica storia d’amore… pertanto dire “amaLO” o “amaLA” non inficia il fatto di essere di fronte all’amore…

perciò, a mio avviso, Busi l’ha buttata di fuori…

“Canzone, cercaLA se vuoi”, è un verso che esprime amore, e quindi è inutile che Dalla, per una smania di correttezza pruriginosa e per pignoleria minuscola, si metta a cantare “Canzone, cercaLO se vuoi”…

Le obiezioni di Busi sono del segno che vedeva il pubblico commuoversi a Brokeback Mountain…

Solo un omofobo potrebbe apprezzare un “cercaLO se vuoi”, perché chi non è omofobo non è minimamente interessato a qualsivoglia genere…

È l’omofobo che è ossessionato dal genere… a mio avviso in maniera patologica…

Per anni abbiamo pensato che Petrolina Čajkovskij, nelle sue composizioni, decantasse la disperazione dell’essere omosessuale nella Russia ottocentesca…

Aleksandra Orlova è giunta a ipotizzare che lo zar stesso avesse imposto il suicidio a Petrolina una volta scoperta la sua omosessualità…

Che l’omosessualità fosse un problema spinoso alla fine dell’Ottocento lo prova la vicenda di Oscar Wilde: drag queen dichiaranta e appariscente, apprezzata da tutti che, di punto in bianco, si vede imprigionare per sodomia…

come se essere omosessuali fosse concesso fino a che l’omosessualità non fosse arrivata a superare limiti non precisi, spesso dettati da reazioni momentanee, del tutto casuali…

Un parallelo si ha con la censura della satira, in Stalin e nell’Italia di Craxi e Berlusconi: Šostakovič aveva ottenuto successo con la Lady Macbeth di Mcensk, nessuno ebbe da ridire, però poi Stalin la vide davvero e allora scattò la censura; Beppe Grillo e Daniele Luttazzi hanno detto peste e corna dei potenti, per anni, poi, quando dissero le stesse (o addirittura più blande) peste e corna in programmi visti da più persone (in prima serata o con una distribuzione più ampia: Sanremo o un programma sulla Rai), allora scattò la censura: per motivi aneddotici, come l’effettiva visione di un politico alle battute di Grillo e Luttazzi, che poteva accadere come no, e come non era accaduta per tanto tempo, cosa che poi, per lo storico, risulta assurda: per anni quei comici avevano insultato e poi si vedono buttare fuori per una battutina minore…

idem era Wilde e Petrolina: non si poteva prevedere cosa avrebbe fatto scattare la scintilla contaria all’omosessualità, tanto che sembrava che quella anti-omosessualità neanche esistesse…

Sia Wilde che Petrolina si sposarono regolarmente (anche Siegfried Wagner e, molto dopo, Leonard Bernstein) e molti hanno detto che i loro matrimoni fossero matrimon di facciata: no, erano il normale comportamento dell’epoca: un matrimonio che permetteva loro di essere omosessuali entri quelle imprevedibili regole non scritte, labili quanto il pressappochismo e la casualità possono essere, della società in cui vivevano…

In questa società un suicidio imposto dallo zar o una condanna al carcere per sodomia era una cosa frequente, e quindi è possibile che la Orlova abbia ragione…

Ma anche se la Orlova non avesse ragione, la biografia di Petrolina ci offre molti altri spunti per spiegare la filosofia che traspare dalla sua musica, quella di uomo sempre scontento, in balia di un destino avverso, che giunge a portare via ogni felicità faticosamente raggiunta…

per molti anni quella filosofia fu spiegata con l’omosessualità, una bestia nera che Petrolina negava e reprimeva, ma che giungeva sempre a turbarlo e a rovinargli le cose belle: come se Petrolina facesse di tutto per amare le donne, che ci riuscisse per qualche attimo (con Desirée Artôt, con sua moglia Antonina Miljukova) ma che poi un bel culo di uomo lo riattirasse verso la sodomia: un culo maschile che distruggeva le sue relazioni con le ballerine e con la moglie…

Io, come Alexander Poznansky, sono convinto che questa immagine di Petrolina sia fittizia, costruita da una società omofobica, che prova interesse per l’omosessuale solo quando questo è miserevole e capace di tragicità (la stessa tragicità di Brokeback Mountain)…

A mio avviso Petrolina fu come Oscar Wilde, Siegfried Wagner e Leonard Bernstein, omosessuale convinto, sposato solo per convenzione sociale… e quindi vedere nella sua musica le immagini di un’esistenza tramortita da una non voluta omosessualità mi sembra una cacchiata…

anche perché, come dicevo, la vita e il carattere di Petrolina sono ricchi di tanti altri aspetti che giustificano la sua musica come poema della tragedia della felicità che si perde appena si raggiunge:

la sua insofferenza verso la vecchiaia,

la sua depressione e scontentezza infinita,

il suo infatuarsi dei puttani (uomini) che comunque rimanevano puttani,

il suo non sopportare i segni delle malattie e del tempo sui suoi amici e familiari (inorridiva davanti alle sue nipoti diventate donne vecchie e non più belle come erano da piccole),

il suo rifuggire da qualsiasi malattina, anche abbandonando amici intimi e familiari adorati (appena un suo amico prendeva la tubercolosi scappava a gambe levate e manco lo andava più a salutare!)

ecc. ecc.

Sicché quella musica bellissima può essere stata ispirata da un più generale senso di dispeazione dovuto al terrore per le malattie, e alla paura della vecchiaia…

e il fatto che quelle sue musiche splendide si adattino alla perfezione alla sensibilità di un disperato omosessuale, combattutto e disperato come i protagonisti di Brokeback Mountain, vuol dire che si adattano perfettamente a ogni personalità disperata, a ogni lotta dicotomica tra felicità e destino avverso, a ogni pensiero nichilista che, paradossalmente, anela alla serenità…

Petrolina ha messo perfettamente in musica la “funzione” della mente triste che spera spasmodicamente di ottenere appagamento, quando però sa bene che tale appagamento in natura non esiste…

è questo, e non le implicazioni omosessuali o finte omosessuali che lo rendono il più grande ed unico compositore post-romantico della storia…

2 risposte a "La Mécanique du Cœur"

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