Mad Max: Fury Road

Sento l’improvviso bisogno di fare la recensione di Mad Max: Fury Road!

Punto primo: i soldi devono essere stati meno del previsto per quel che riguarda gli effetti speciali, e difatti, soprattutto quelli della bimba morta, rasentano la parodia. Inoltre, il look generale è assai giocattoloso, e spesso rasenta il ridicolo.Però, punto secondo, quasi subito capisci che anche quell’impressione iniziale di ridicolo contribuisce a costruire uno dei più affascinanti capolavori dell’epoca blockbuster post millennio!

I motivi per dire questo sono tanti:

1) La narrazione essenziale, fatta solo di immagini e di spunti fondamentali di story-telling, a metà tra Omero e le ballate in old english medievali.

2) La caratterizzazione antropologica dei personaggi, degna di un romanzo realista dell’ottocento o di un quadro naturalista, che con pochi tratti definisce tutta la vita di una persona dipinta!

3) La metafora diretta e lineare dell’intreccio, semplice ma per nulla infantile né stupida, che lo rende quasi in film storico: la perfetta rappresentazione del fascismo, così efficace come nessun altro film sull’argomento. C’è tutto: dalle menzogne del duce, allo sfruttamento, alla tragica educazione alla guerra, che crea pazzi che parlano e agiscono esattamente come gli arditi negli anni ’20!

4) La tensione massima e pompante delle sequenze…

5) La sapienza cinematografica: rivediamo finalmente George Miller che inquadra con una macchina da presa (e in deserti veri, con macchine vere, non con sfintate) e quindi torniamo a vedere la cura di ogni frame e di ogni dettaglio, che ha la classe delle opere d’arte e dei fumetti, di Moebius e di Enki Bilal… Cose che in BabeHappy Feet c’erano, ma erano nascoste da tanta melassa incrostata e purulenta!

6) La gioia di non stare vedendo un reboot o una riimmaginazione di un classico, come va di moda adesso, ma proprio un vero classico, che non imita uno stile (come, per esempio, fa J.J. Abrams), ma è uno stile!

7) La speranza finale libertaria e non scontata, che con la fuga di Max si colora di epicità tassiana!

8) Le musiche percussive, bellissime e goduriose!-Da aprire un confronto con Jupiter Ascending, che imbastisce la stessa sapienza (l’inseguimento volante tra i grattacieli di Chicago è splendido, così come la capacità di invenzione visiva, curata anch’essa al massimo); però i Wachowski, pur ben intenzionati, cadono nelle trappole che Miller evita: l’infantilismo fine a se stesso, che diventa stupidità, e l’estetismo compiaciuto che diventa futilità…

Quindi, conclusione, Viva Mad Max!

Vedi anche il numero 30 di Psych!, un post apposito, e l’Orlando furioso

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