Cabbages and Kings

Il problema è la carriera di Scott, che spesso è stata associata a un particolare capolavoro…

Dopo le migliaia di spot, girati con la sua agenzia, insieme a Hugh Johnson (spesso suo collaboratore fisso), Alan Parker e il fratello Tony (tra gli altri), finalmente Scott (e proprio con Johnson) riesce a girare un film vero: The Duellists, nel 1977…

il successone e i premi ai festival lo fanno notare dalla Fox, che lo recluta per fare Alien, nel 1979…

dopo di che, si lascia corteggiare da De Laurentiis per sistemare Dune: De Laurentiis aveva rubato, nel vero senso del termine, il progetto a Alejandro Jodorowski, ma, non avendoci capito nulla, né nello script, né nel desgin di Moebius, cercava gente che si mettesse pazientemente a riscrivere e ridisegnare il tutto… Scott, lì lì, accetta, ma poi gli muore uno dei fratelli, e allora, per scacciare il dolore con il lavoro, accetta un progetto che allora sembrava più definito: Blade Runner

Blade Runner, il primo film di Scott girato in America, viene girato ed esce nel 1982…

Nel 1984, Scott si lascia sedurre dalla fiaba e gira Legend

DuellantiAlienBlade RunnerLegend

i suoi primi film.

In loro possiamo scorgere un piano, o, per lo meno, visto che Scott odia la parola ‘piano’, possiamo scorgerci un ‘focus’: quello di essere un regista di fantascienza…

prima Alien e poi Blade Runner puntano a questo genere, e ci punta anche l’abbandonato Dune… e ci punta anche il famosissimo spot della Apple che gira nel 1984…

il casino è che Blade Runner, nonostante il primo flop, diventa un capolavoro del genere, un supersonic della fantascienza, e allora Scott, si ancora di nuovo a quel genere per fare Legend

ma gli esiti sono discontinui, pensosi (di Legend ne esiste come minimo 3, così come esistono minimo 5 Blade Runner)…

Siccome Legend non risponde ai canoni del capolavoro della fantascienza, e siccome Blade Runner, considerato capolavoro, continua quasi a etichettarlo come regista di fantascienza (pregiudizio alimentato anche dal già citato e molto apprezzato spot per la Apple del 1984, considerato anch’esso un piccolo Blade Runner), a questo punto Scott cambia le carte in tavola, e negli anni successivi, dal 1984 al 2000, cerca in tutti i modi di differenziare i generi…

il capolavoro non arriva, e fino al 2000, Scott rimane sempre etichettato come regista di fantascienza, anche se filma molte altre cose:

è soprattutto il crime, o poliziesco, che sembra attrarlo per prima cosa: a quel genere dedica direttamente due film di fila Chi protegge il testimone (’87) e Black Rain (’89), ma, a ben guardarlo, è un film poliziesco, con tanto di inseguimenti e indagini, anche Thelma & Louise (’91), che fa successo, ma viene identificato con la tematica femminista più che per il genere crime/poliziesco…

Il risultato di questi 3 film è che Scott non ce la fa a ergersi come regista di crime, ma viene, ancora una volta, etichettato come regista di fantascienza, poiché è ancora Blade Runner il film che tutti si aspettano da Scott…

Black Rain, per esempio, non è un brutto film, e meriterebbe maggior considerazione, ma quando uscì nel 1989, con battage pubblicitario, tutti si aspettavano ancora Blade Runner

Thelma & Louise ce l’ha fatta a incunearsi nell’immaginario, ma per la tematica: per capirsi, per l’immaginario collettivo avrebbe potuto girarlo chiunque e l’effetto sarebbe stato lo stesso…

per Scott, il crime rimarrà sempre un interesse, e ci tornerà con Hannibal (’01), Matchstick Men (’03),  American Gangster (’07), Body of Lies (’08) e The Counselor (’13)… fatto sta che, nel 1991, Scott sente, in qualche modo, di scostarsi ancora dal genere, il genere crime in cui crede, in termini di approvazione del pubblico, di non aver fatto centro…

e gira 1492 (’92)…

è un film importante, perché prelude allo Scott post-2000, e al nuovo pregiudizio che vedremo…

1492 rappresenta il primo Scott del genere a cui sarà, dopo il 2000, maggiormente etichettato, suo malgrado, come vedremo: il film storico, il film in costume…

si può dire che gran parte dello Scott post-2000 sta lì, in 1492

ma si vede che è un primo tentativo, un chiamiamolo “abbozzo”…

un abbozzo che però contiene tutto: l’illuminismo progressista (Colombo) contro il consevatorismo quasi sempre folle (Moxica) o calcolatore (il personaggio di Assante); un’ambientazione il più possibile ‘solare’ (come era stato anche Thelma & Louise); un atteggiamento sì a condannare ma non troppo il cattivo (un cattivo che quasi sempre ha guizzi lucidi, o, comunque, di sicura ragion di stato, sì da condannare, ma anche cosa comprensibile), e incensare non troppo il buono (che si vede che è indeciso e si vede essere consapevole che il suo modo puro è destinato a perdere nell’immediato); la scenografia e i costumi, che cominciano a essere importanti quanto la scenografia e il montaggio…

Mentre gira questo enorme filmone storico, forse per scarsa fiducia, Scott accetta un fatto che lo fanno ricadere subito nel pregiudizio di essere un regista di fantascienza: accetta di far uscire il Direct0r’s Cut di Blade Runner…

alla fine 1492 diventa un quasi flop apprezzato da pochissimi, mentre il Director’s Cut di Blade Runner fa il super-colpo…

dopo 10 anni, i tentativi di Scott di essere un regista crime e un regista storico sembrano volatilizzarsi, e Scott continua a essere un regista di fantascienza: Blade Runner continua a “perseguitare” la sua carriera…

Scott appare sconsolato dal disastro di 1492 e gira un pappone sentimentale, White Squall (’96) e sembra trovare un genere a lui congeniale nel film di guerra con G.I. Jane (’97)…

Nonostante il risultato di G.I. Jane sia tutt’altro che idilliaco a livello estetico, il successo arriva, e Scott dedicherà al film di guerra molte delle sue energie post-2000, come vedremo…

Lo Scott post-2000 è segnato dall’esperimento che finalmente affranca Scott dal pregiudizio di essere un regista di fantascienza, ma lo rinchiude immediatamente in un altro pregiudizio, quello di essere un regista epico-storico…

Gladiator (’00) diventa per Scott quello che era stato Blade Runner: diventa la sua nemesi, la sua pietra del paragone, la sua croce e delizia: il risultato che tutti si aspettano… e il suo influsso sta durando anche più di quanto non sia durato quello di Blade Runner

il film epico-storico diventa la cifra di Scott più quanto sia mai stata la fantascienza…

qualsiasi altro genere a cui si dedicherà, sarà incorniciato dal ritorno al film epico-storico, e una componente epico-storica si insinuerà anche nei progetti dichiaratamente appartenenti ad altri generi…

Black Hawk Down (’01), per esempio, è un film di guerra, che sarebbe identico a G.I. Jane se non fosse per la vena epica del Gladiator

I suoi film polizieschi post-2000, come Hannibal (’01), Matchstick Men (’03),  American Gangster (’07), Body of Lies (’08) e The Counselor (’13),  sarebbero polizieschi normali, se non avessero dalla loro la vena epica…

La narrazione che vorrebbe essere epica traspare anche da un progetto piccolo come A Good Year (’06)…

Gladiator dà sintesi a quello che era stato 1492: meno lungo, meno pensoso, più sicuro, ed è uno dei risultati maggiori dello Scott post-2000…

ma Black Hawk DownBody of LiesThe Counselor vivono della pensosità di 1492, dell’irrisolto, della narrazione dolorosa del complicato, e cercano di non condannare troppo né di elogiare troppo… per molti, quindi, risultano irrisolti e indecisi, forse anche cerchiobottisti e paraculi…

Gladiator recupera una connessione con Blade Runner nella tematica del figlio naturale degenere contrapposto a un figlio adottivo virtuoso, vecchia come il mondo, di cui troveremo tracce velate in Matchstick Men, in Kingdom of Heaven e in Exodus…

Gladiator non nasconde la sua voglia di film di guerra, mututata da G.I. Jane e che sfocia dichiaratamente in Black Hawk Down, ma che è evidente in tutti gli altri progetti storici post-2000, che rappresentano la cifra di Scott, che non farà altro che girare, quasi sempre, film storico-epici di guerra…

una parentesi importante che si origina in G.I. Jane ma che si concretizza in Gladiator è la voglia di raccontare il medio-oriente: proposito che si esprime in Black Hawk DownKingdom of Heaven, Body of Lies, Exodus… 

Gladiator, purtroppo, però, penalizza la produzione di Scott:

Kingdom of Heaven vive dell’epicità di Gladiator e ne ha completamente gli stessi ingredienti: epica e guerra, con in più la pensosità etica cara a Scott e il rapporto padre-figlio da indagare…

Robin Hood (’10) è il film più penalizzato dalla presenza ingombrante di Gladiator: come nel 1989 si accusava Scott di non rifare Blade Runner, nel 2010 si accusa di non rifare Gladiator ma di lasciarsi andare a tematiche pensose, o si condanna Scott a rifare sempre Gladiator, cosa evidente in Robin Hood, che da storia carina (nello script originale Robin Hood si scopriva essere un alter-ego segreto dello Sceriffo di Nottingham, che cercava, di nascosto, di dispensare giustizia al di là delle imposizioni di corte: una storia fantastica che rendeva Robin Hood un po’ Batman un po’ L’Incantevole Creamy, se si conta la componente di love story presente nel fatto che Lady Marian, amata dallo Sceriffo, si innamora invece di Robin Hood, il suo alter-ego segreto!, così come accade a Toshio con Creamy ecc. ecc.), diventa Gladiator, un film epico-storico-guerresco, con tanto di sbarco in Normandia medioevale, con Russell Crowe che dice anche le stesse battute di Maximus e con la figura paterna di Max von Sydow a fare da surrogato di Richard Harris e di Marco Aurelio…

anche Body of Lies risulta un po’ compromesso da una vena epica a un soggetto che non sarebbe epico di suo… con Di Caprio che fa Russell Crowe, che è presente in un ruolo da Commodo…

American Gangster è invece il film che imbriglia meglio la questione del dualismo tra padri, figli, Maximus, Commodus, e quello in cui la narrazione della complessità di Scott trova la storia migliore, più adatta a contenerla…

Prometheus soffre di gladiatorismo là dove vuole parlare per forza di padri e figli, e dove vuole mettere una epicità quasi da film epico-storico anche stavolta posta in un contento che non le compete…

e arriviamo a Exodus in cui, ancora, Gladiator aleggia mefitico…

padri e figli: di nuovo Commodo (Ramses) e Maximus (Mosé): uno insicuro e egoista e l’altro giusto e altruista; di nuovo la guerra messa lì per forza; di nuovo la pensosità etica…

L’identità drammaturgica con I dieci comandamenti di DeMille è scoperta: tante cose Scott le tira via proprio perché sicuro della conoscenza del precedente…

quello che Scott sembra voler fare è dare almeno un’ombra di scetticismo, che è contenuto tutto nelle conversazioni tra Mosé e Dio, e che riguardano l’opportunità della guerra, il pericolo della frammentazione della fede e il pericolo della fede stessa, riguardano i dubbi di Mosé sulla natura delle sue visioni (Dio rimane sempre in dubbio se esista o se è solo visione); riguardano la specificità dello schiavismo…

Conversazioni che trovano un faticoso spazio in mezzo alla forzata epicità delle scene di guerra e della ricostruzione storica, e che sono l’interesse maggiore di Scott, e, in ossequio alla pensosità di Scott, sono le cose che non vengono risolte: il film finisce con la carovana che si allontana nel deserto, con i presagi della frammentazione della fede e della minaccia di costituire un’invasione, con tutto che si tronca, indefinito e in itinere, lasciando alla Storia il testimone della narrazione…

Uno scetticismo che si vede anche nelle scene di miracolo, tutte ridotte e rimpicciolite, sia in fatalismo che in senso realistico: Scott vuole narrare il mistero senza adynatons, e tratta la cosa dal punto di vista della inspiegabilità degli uomini: non arrivano luci e fulmini dal cielo, ma si limita ai fenomeni naturali…

il risultato?

è lungo, e il rapporto tra scetticismo di fondo e l’esigenza di dover comunque fare un film para-religioso è assai problematico: le cose non trovano equilibrio, neanche a livello narrativo, e creano quindi un film sfilacciato, fatto quasi di quadri che balenano per attimi invece che di uno scorrere di vicenda; in cui sembrano interminabili sia le sequenze caotiche di guerra sia le sintetiche conversazioni, che spesso buttano là argomenti etici che richiederebbero maggiore tempo e maggiore riflessione verbale…

ne risultano sequenze di guerra inutili o interrotte da conversazioni, e conversazioni interrotte anch’esse, che gettano nel calderone molti interrogativi e molte questioni interessanti, ma le gettano apposta perché rimangano irrisolte, e diventano, quindi, quasi casuali, affastellate, con l’antipatico risultato di perdere in efficacia argomentativa (cose che invece, di per sé, sarebbero state auspicabilissime a livello sociale)

mah, un film che quindi rimane sulla soglia di un discorso unitario sul tema della contrapposizione tra stato civile e religione…

ma, in effetti, il tema stesso non è facile ed è complicato, e rimane il più delle volte irrisolto nella vita reale; e Scott, per narrarcelo, ha fatto un film irrisolto per mostrarcelo al cinema…

quello che è sicuro è che il tutto sarebbe funzionato meglio senza lo spauracchio di Gladiator, e senza la voglia di fare altri Commodi e Maximi…

 

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