Il Conte di Palomino

 

Quest’anno (da Agosto a Giugno), al cinema (solo in sala), ho visto 36 film, 2 meno dell’anno scorso…
una parola per ognuno di loro:
1) ELYSIUM – l’ho visto una volta sola praticamente un anno fa, ma è stato uno dei migliori film visti quest’anno: tonitruante e massacrante, con l’azione che è fantasmagorica; la capacità registica di “acchiapparti” c’è tutta, la forza tecnica è potentissima (le riprese che sembrano originarsi da “zaini” alle spalle dei protagonisti) e la morale libertario-comunistica e, soprattutto, anti-leghistica è salutare come poche cose – SuperUp!

2) IN TRANCE – carinissimissimo! rispetto ai film precedenti, Boyle si diverte, e si diverte tanto! La mirabolanza visiva è stupenda e riscatta una seconda parte che narrativamente si impillacchera e un po’ sbraca, ma ce la fa a misurarsi nel finale. Per di più i nudi frontali di Rosario Dawson contribuiscono non poco alla suddetta mirabolanza visiva – Up!

3) RUSH – fino al sottofinale scorre bene. È girato con grande professionalità, e il coordinamento effetti speciali-fotografia-montaggio è formidabile, anche considerando il lavoro che hanno fatto sul materiale d’archivio (davvero non si distingue tra il reportage effettivo e l’effetto speciale). La trama coinvolge abbastanza e la concretizzazione dei conflitti dei personaggi è eccellente, per un po’… poi, nel finale, si allenta e diventa simile a uno speciale televisivo alla TG2 Dossier, celebrativo e quasi retorico. Comunque discreto eh! – Not so Up!

4) MOOD INDIGO – è certamente arte moderna allo stato puro, simile ai primi lavori di David Lynch, e per questo non può essere considerato secondo gli standard del cinema narrativo: è Arte, ripeto, che porta avanti una filosofia sconsolante in modo teneramente poetico… artisticamente tristissimo: un’esperienza da guardare con intelligenza… SuperUp!

5) LA FINE DEL MONDO – fracassone. La trama è concepita in modo eccezionale, la sceneggiatura è bellissima e Wright gira con sicurezza garantendo tensione massima. Ma la sua natura di “giochino tra amici” (la troupe e gli attori sono ormai una famiglia che considera i film una vacanza) lo fa sbracare alla fine, in cui la comicità e il non-sense diventano compiaciuti e lo rendono simile a certe mini-fiction di Marco Giusti su Stracult con G Max e ‘r Piotta… – Not so Up!

6) BLING RING – Sofia Coppola si conferma la migliore nel rendere visivamente la vuotezza pneumatica e agghiacciante del tempo presente. Rispetto agli altri lavori precedenti questo è più freddo e meno simbolista, e, soprattutto, è quello che rischia di più di cadere nel manierismo… comunque è uno dei meglio film che ho visto quest’anno. – SuperUp!

7) GRAVITY – è un film che vale solo per quello che dice a livello tecnico. La storiella è leggerissima e diafana, prevedibile e quasi inconsistente, poiché tutto è concentrato su come questa storiella-pretesto viene resa visivamente, e lì, Curarón mette tutto il suo potentissimo impegno. Il digitale, l’effetto speciale e la stereoscopia, finalmente, non sono usati come sinonimo di pittura o illustrazione, come è sempre avvenuto a partire da Avatar, ma vengono usati in senso cinematografico, come mezzi per creare senso visivo: siccome è riuscito in questo, Cuarón dovrebbe essere salutato come il grande teorico del cinema contemporaneo, molto più di Cameron. Attenzione: con i suoi giganteschi “long-takes”, goduriosi e arzigogolati, si riferisce quasi esclusivamente a chi è in grando di leggerli, per cui, chi cerca una narrazione, rimarrà tanto deluso… – SuperUp!

8) ANNI FELICI – Luchetti è forse l’unico italiano odierno che conosce il modo giusto per raccontare molte scissioni dell’animo contemporaneo: il suo sguardo frammentato e “sbircioso” scruta situazioni piccoline ma adorabili; non ha paura di usare umorismo e colori né di affidarsi al montaggio in senso diegetico. – SuperUp!

9) UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE – un film che vorrebbe vivere di aurea mediocritas, ma si sa: chi vuole fare il minimo sufficiente, spesso non raggiunge la sufficienza. È un film simpatico, che strappa qualche risata, ma è molto incolore e insapore… il soggetto poteva essere adatto a un film TV, di quelli simili a quelli che giravano Proietti e Capitani tra gli ’80s e i ’90s (la trama è anche simile a quella di “Italian Restaurant”)… Un film solo per chi è abituato ai ritmi e alle storie “stiamo tranquilli” di Raiuno – Down!

10) LA VITA DI ADELE – ne abbiamo parlato diffusamente. Merita tutto quello che ha avuto per la naturalezza impagabile e per le soluzioni difficilior di ripresa, ma, a mio avviso, deve essere ridimensionato a causa della sua sicurezza, della certezza un po’ boriosa di essere “bravo”, e per la mancanza effettiva di uno discorso sociale che vada al di là della solita reazione anti-radicalchic… – Up!

11) VENERE IN PELLICCIA – è ovvio che è bello: Polanski ha sempre uno stile soffuso e una grande capacità narrativa; ma è anche vero che questo, per lui, è un esercizio per tenersi in forma, che rimastica suoi vecchi risultati (sembra un clone soprattutto di “Luna di Fiele”) adagiandosi sugli allori… – Up!

12) BLUE JASMINE – per Allen vale quello che s’è detto di Polanski: le cartucce sono sparate, e quindi si gioca a freccette, raccontando delle vecchie gloriose avventure… Certamente bellissimo, ma certamente manierato al massimo (come, del resto, tutti i film di Allen da “Whatever Works” in poi…). Ovvio che la Blanchett vale la visione, per chi, come molti, va al cinema per vedere le performance attoriali… – Up!

13) DIETRO I CANDELABRI – ero andato aspettandomi un grande capolavoro, ma narrativamente è una storia assai rivista e ripetitiva… per amalgamare il tutto ci sarebbe voluto Mike Nichols e Soderbergh, infatti, cerca di imitarlo, ma non ce la fa: non riesce a parlare della valenza “sociale” della vicenda e quindi riduce tutto a un continuo litigio un po’ sgallinoso e ridondante; inoltre, non ce la fa a tradurre in lusso cinematografico il lusso teatrale delle sontuose scenografie e quindi non fa che posizionare la macchina come a inquadrare un palcoscenico, con solo due o tre colpi di genio “cinemistici”… come imitazione di Nichols, quindi, è un po’ poco… Come sopra, chi è interessato alla recitazione vedrà un grandissimo Michael Douglas, un ottimo Matt Damon e un luciferino e sorprendente Rob Lowe… – Not so Down!

14) FROZEN – è avventuroso ma non solidissimo, poiché la seconda parte è un po’ sfilacciata, ma è comunque un film d’animazione da serie A… il casino è che ha preso il successo (e i conseguenti premi) da “Tangled/Rapunzel” che svetta artisticamente molto più alto… – Up!

15) PHILOMENA – Frears è un regista d’esperienza e un grande del “sublime”: spesso ci si accorge dopo di quello che ha inquadrato. Philomena è divertente, tragico, di fattura lussuosa ma non pesante, con un connubio mirabile tra visivo e narrativo, e con una valenza etica che arricchisce. Un gioiello dell’anno. – SuperUp!

16) MOLIÈRE IN BICICLETTA – teatro filmato sì con grazia e senza sbavature, ma un regista più estroso avrebbe fatto un lavoro più coinvolgente, avrebbe indugiato meno sul quotidiano e sarebbe arrivato al dunque con meno leziosaggini e meno discorsi psicologici abbozzati e didascalici. – Not so Down!

17) IL CAPITALE UMANO – la sorpresa dell’anno. Virzì che riesce a raccontare una storia singola (e non le cose corali che tenta ma che non gli riescono) e una storia intelligente (poiché, per fortuna, non l’ha scritta lui) è bellissimo, lo scopriamo essere anche un bravissimo regista puro e vedere un regista che si mette al servizio di una storia è piacevolissimo. Ha tutto: è scuro, noir, romanticone, pamphlet sociale, tutto condensato in un’unica sceneggiatura calibrata bene su un romanzo. Un cinema davvero solidissimo, alla Dino Risi. Ottimo. – SuperUp!

18) THE COUNSELOR – film nichilista in cui bisogna perdersi nella poesia della immagini, laccata e confezionata da uno Scott in formissima, che però, è evidente, stava passando dal dramma della morte del fratello: ne risulta un film meditabondo, pensoso, e quindi verboso, filosofeggiante ai limiti del parodico, e così tragicamente disperato da deprimere. La geometria visiva, la resa visiva spesso sporcata, riscattano solo in parte un impianto narrativo che è lì solo per dimostrarti quanto tutto sia una merda… Coerente e forte, ma si vede che è uno sfogo, e quindi si vede che abbisognava di maggiore sintesi. Comunque, a mio avviso, tra i migliori dell’anno – Up!

19) THE WOLF OF WALL STREET – Scorsese, forse involontariamente, rappresenta perfettamente la follia del mondo berlusconiano. È bello ed è da scuola di cinema, ma anche a lui serviva forse più sintesi, visto che la forza mitopoietica, filosofica e tragica di “Casinò” e “Quei bravi ragazzi” sembra non esserci e sembra essere stata sostituita da un look poppettaro quasi asettico, che è perfetto per illustrare la vicenda, ma certamente non aiuta affatto a sublimarla e a renderla mitica… – Up!

20) AMERICAN HUSTLE – Russell usa uno stile barocchissimo e emozionantissimo (zoom, carrelli, ralenti, flash, lampi, tuoni, fulmini) per una grande cazzata che si atteggia come grande commedia divertente, ma che in realtà non ha nulla per cui si debba ridere, visto che narra di cretini che si colludono con la mafia, in pratica, solo perché si annoiano e agiscono solo per farsi i cazzi loro. Un film che può piacere solo ai destrorsi… Russell è il contrario di Cuarón e Scott: loro fanno dello stile visivo la cifra complessiva del film, e sono in grado di riempire e sublimare storie poco carine; Russell butta tutto sullo stile senza quasi curarsi della vicenda idiota, e quindi non fa altro che produrre il nulla, uno stile vuoto… forse il film peggiore che abbia visto quest’anno – SuperDown!

21) INSIDE LLEWYN DAVIS – i Coen sono bravi, tutto è perfetto, e tentano anche un film più scuro dei precedenti… però le loro riflessioni artistoidi non trovano uno sviluppo coerente, così come altri temi che sembrano voler solo accennare. Ne risulta un film interessantissimo che ispira riflessioni, ma spesso sono riflessioni sul non-detto del film stesso… A livello visivo, i Coen e Delbonnel garantiscono comunque una delle esperienze più interessanti dell’anno – Up!

22) LE BELLE ET LA BÊTE – la sceneggiatura è ripetitiva e confusa, e punta sugli archetipi fiabeschi fallendo poiché li dà troppo per scontati (traduco: Gans pensava che certe cose si potessero non spiegare solo perché aveva in mano una fiaba che, secondo lui, è un genere in cui i simbolismi si possono anche lasciare allo stato brado senza controllo); perciò è un film che procede a tentoni, senza sapere effettivamente qual è la sua trama… rimane una piacevole esperienza visiva, fatta di grande professionalità fotografica e scenografica, purtroppo, fine a sé stessa… – Down!

23) SAVING MR. BANKS – un film hollywoodiano per eccellenza, fatto col cronometro, in cui tutto è calligrafico e tutto è controllato. La cosa bella è che ce la fanno a non farlo essere una noia grazie a una certa passione che sono riusciti a infondere per la protagonista. Cinema narrativo solidissimo, quindi, che non può non appassionare perché è fatto apposta per appassionarti… – Not so Up!

24) IDA – ogni inquadratura è un’opera d’arte fotografico-pittorica al servizio di una vicenda fatta di non-detti, di disperazioni e di ricerca di un senso nel marasma insensato della storia, sia mondiale sia personale. Un’esperienza fantasmagorica! – SuperUp!

25) HER (LEI) – un incanto visivo ci accompagna nel pianto critico di essere hipster. Il film piange l’emotività selettiva e manchevole del mondo contemporaneo e quindi evita ogni masturbazione celebrativa… la riflessione e l’autocritica sono così sincere da essere dolorose e struggenti, e rendono il film simile a certi risultati di Roger Avary e Gus Van Sant… – SuperUp!

26) STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI – dare i film in mano ai tecnici della BBC sarà certamente una manna per il portafoglio ma è deleterio per la qualità. I poveri registi televisivi si redono conto, dopo 2h di film, di non avere a disposizione altre 7h e altre 4 puntate per arrivare al dunque, ma hanno solo, al massimo, un’altra 20ina di minuti… questo li manda in crisi e quindi tirano via il film più velocemente possibile, non sviluppando nulla di quanto adombrato e non concludendo niente di quanto cominciato… e non parliamo dello stile visivo: la perifrasi “piattume oleografico inerte” non è certo sufficiente per rendere lo sfacelo noioso che è questo film… – SuperDown!

27) NYMPHOMANIAC PARTE I – i giochini di von Trier ci sono tutti, e i suoi fan sono andati giustamente in visibilio… le altre persone sono autorizzate a fracassarsi i coglioni a ogni singolo “spiegone” di Skarsgård e a trovare inutili i ricercati e boriosi virtuosismi visivi… – SuperDown!

28) GRAND BUDAPEST HOTEL – un’amarissima riflessione alla Stefan Zweig sullo sfacelo mortifero dell’Europa e sulla fine del buon senso moderno (che lascia il posto alle casualità idiote del violento post-moderno) portata avanti con lo stile unico di Anderson: asettico ma partecipato, caramelloso ma drammatico, parodico ma tragico… Un film in cui tuffarsi per emozionarsi a ogni livello… – SuperUp!

29) NOAH – ne abbiamo già parlato. Non il migliore di Aronofsky e ad alto rischio di fondamentalismo. Però la tensione c’è tutta, e certe idee si possono anche condividere, dato il finale rasserenante… comunque irrisolto… – Not so Up!

30) LOCKE – un esperimento che è più un esercizio. I registi non sono male, ma certo non arrivano all’inventiva di un Oliver Stone d’annata. La sua misura è bene accetta in tempi di cinema dopato da ninnoli da horror vacui, ma, presa di per sé, non è niente di eccezionale… risulta un po’ “e sti cazzi!?” – Not so Up!

31) THE GERMAN DOCTOR – un’eccezionale sintesi tra linguaggio naturalistico da “cinema verità” e sublimazione artistica di quella realtà! Equilibrato, tragico, la sceneggiatura è da doppio Oscar e la regia la serve in maniera cristallina! Una delle sorprese più belle dell’anno – SuperUp!

32) X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO – non si può dire che il film non sia simpatico né che Singer giri in maniera svogliata, anzi: è inventivo, serrato, si vede proprio che ci crede… il casino è che la serialità è stata completamente abbandonata (se ne sono accorti anche loro che serialità così lunghe sono insostenibili) così che il film non ha, tecnicamente, alcuna ragione di esistere, visto che è un action-movie in tutto simile a quelli di Stallone degli anni ’80, con una sceneggiatura che ha sì uno svolgimento e una fine ma di sicuro non un inizio. I cinecomics vanno avanti per inerzia, le idee non ci sono, e l’iventiva di Singer è del tutto buttata via… potrebbe essere usata in ben altre produzioni – Down!

33) MAPS TO THE STARS – Cronenberg torna al passato e fa una sorta di remake, con meno schifezze, di “Videodrome”. Il suo discorso vale ancora oggi; lo smarrimento che ne consegue sussiste, forte, ancora oggi; la follia permane ancora oggi… quindi non c’è niente di cui lamentarsi, solo del fatto che si piange della nostra tragedia, un po’ come si fa con “The Counselor”… forse avrebbe fatto comodo una riflessione più contemporanea simile a “Cosmopolis” per dare a tutto maggior compattezza – Up!

34) MALEFICENT – la sceneggiatura è quella di ferro di Hollywood, ma è meno efficace di quella di Mr. Banks, poiché più scolastica (la Woolverton, purtroppo, sembra fare sempre dei saggi per il professore di cinema più che sceneggiature), dai simbolismi smaccati e palesi, e dalla tensione pari a zero… Per di più hanno affidato il tutto a uno scenografo, e perciò è risultato un quadro che si muove, più che un film. I produttori, per fortuna, non hanno permesso che tutto fosse allo stato brado come “La Bella et la Bête”, e quindi hanno fabbricato, qua e là, spunti che riescono a prendere per mano lo spettatote e condurlo alla fine: Maleficent è quindi più seguibile del film di Gans, grazie a una moraletta stupida ma carina sulla famiglia effettiva che batte quella di sangue, ma, nizzole e nazzole, Maleficent è uguale a “La Belle et la Bête”: una scenografia in movimento… – Down!

35) LE MERAVIGLIE – è quel film che vorrebbe essere come “Ida”: vorrebbe rifiutare l’horror vacui contemporaneo e contrapporgli un horror pleni da festival. La Rohrwacher, però, non ha cose da dire che siano paragonabili a quelle di Pawlikowski e non solo: non sa come si giri un film e quindi si affida ai tecnici che, senza guida, ce la fanno a fabbricare un film da festival alla moda, con le inquadrature sballottose, sguardose, le macchine a mano, lo stile ostentatamente da documentario e il rifiuto oltranzista di ogni “trama”, ma non riescono a “riempire” tutto questo con qualcosa: rimane una cornice da festival che parla indeterminatamente di un mondo rurale spietato e morente senza dare giudizi. Una regia vera avrebbe fatto molto comodo e forse anche una sceneggiatura, invece c’è improvvisazione e tranches de vie che si ha il sospetto siano fatte apposta solo per essere il balocco di Alba e Alice Rohrwacher… a noi altri non rimane neanche una sublimazione universale simile alla tragedie psicanalitiche di von Trier, rimane solo il senso di aver visto un tentativo di film più che un film – Down!

36) JERSEY BOYS – come Banks e Maleficent, Eastwood ha per le mani una sceneggiatura di ferro hollywoodiana e si limita a rivestirla di immagini, sì di classe, ma pur sempre illustrative. Il film scorre insapore, senza perni narrativi, con tutto così oggettivo e liscio da essere dannatamente non interessante e noioso… – Down!

i film della stagione 2012/2103 sono recensiti in C U Next Tuesday

 

 

6 risposte a "Il Conte di Palomino"

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  1. Mi sono imbattuto in questo post… e ti è piaciuto Il capitale umano di Virzì? Io lo vidi al festival del cine di Sevilla quando arrivò e visto che la storia si capiva come andava a finire circa a metà film mi annoiai non poco… ma io non ho un buon rapporto coi film di Virzì!

    Ed Elysium è bellissimo per davvero! Ma non lo considera bene nessuno…

    1. Ma anche a me Virzì dice poco… Prima cosa bella e Capitale umano sono quelli in cui ci vedo meno cerchiobottismo… — Elysium l’ho visto solo in sala al tempo di questo post, e il film precedente di Blomkamp, adorato da tutti, a me non era piaciuto, quindi lo vidi anche senza molte speranze… Ma lo trovai bellissimo: film di cui c’è bisogno, sia per immersività visiva (altro che Nolan) sia per capacità “romantica” di racconto…

      1. A me piacquero entrambi i primi due di Blomkamp, il terzo mi lasciò un po’ così… ora se non sbaglio sta lavorando a un remake/sequel/reboot di Robocop. O.o

        Prima cosa bella non l’ho visto, ma non sei il primo che me ne parla bene!

  2. Io devo vedere “Chappie”, che mi incuriosisce molto… — Per RoboCop, boh: forse Hollywood fa passare tutti sotto le forche caudine del remake: è come un rito di iniziazione, come la “pattonata” il primo giorno di scuola alle “matricole”… — o forse fanno infognare Blomkamp in remake assurdi per “tenerlo impegnato nel nulla” invece di fargli fare film “comunisti”: come fecero con Romero, per sei anni bloccato da Universal in una serie di progetti sviluppati e mai realizzati… in fin dei conti, nel tempo che ha perso per l’Alien mancato (e anche RoboCop è già un anno che è ancora nella fase di solo annuncio), Blomkamp avrebbe potuto farne almeno 3 di film come “Elysium”!

    1. Si, anche io la vedo probabile la cosa che successe a Romero… spero di no, ma già è fallito il progetto di Blomkamp di fare la casa indipendente (che tanti buoni corti ha prodotto su Youtube, un sacco di idee!!!)… chissà! Io gli auguro di lavorare tanto e bene come ha già fatto, a me piace un sacco lui!

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