Ivy League

 

Giorno 25, Anno VII dello Stato Tirilullino

è sempre difficile avere a che fare con i ragazzini… sono sicuri che rimarranno come sono per sempre, anche a livello microscopico… mi spiego: non solo sono sicuri che a 40 anni la penseranno (su tutto) come la pensano a 15, ma sono anche sicuri che alle 17:00 la penseranno esattamente come alle 13:00… e invece no! cambiano e prendono posizioni radicalmente diverse in pochi minuti, ma sono comunque convintissimi di essere coerentissimi, granitici e immutabili… — se gli fai notare l’evidenza che alle 17:00 la pensano in modo diverso delle 13:00, si incazzano e, con sofismi boriosi (derivati, probabilmente, da un allenamento nel reagire all’essere sempre contraddetti: colpa dei genitori), cercano di dimostrarti che, in realtà, il succo del loro pensiero è lo stesso, o che inesistenti cambiamenti di situazione hanno causato il cambiamento d’idea…

mi ricordo, nella mia adolescenza, che la Pimpa la pensava il lunedì in un modo e il martedì in un altro… un giorno mi disse: «sono disperatissima, perché odio l’oncoide!», e io la rassicurai dicendo: «tranquilla, domani la penserai diversamente…» e lei si incazzò, dicendomi: «credi che cambi idea ogni 5 minuti! pensi che sia una scema!»

io ho avuto a che fare molte volte con questa gente, e sono stato questa gente anche io, tremendamente…
e non mi stupisce che la cosa che va più di moda adesso siano i moderni vampiri, rivisti come metafora di una eterna e iperbolica adolescenza eterna, con le pulsioni primarie e le emozioni sparate sempre a 1000 senza capacità di ragionamento, discernimento e critica, ma solo passioni assolute come neanche in un’opera dell’800…

questo, di sicuro, è anche colpa di certi modelli televisivi che glorificano e giustificano l’imbecillità giovanilista come valore assoluto senza ammetterne l’effettiva sofferenza (perché, almeno io mi ricordo) che come siamo passionali al massimo, si soffre anche al massimo quando si è ragazzini…

quindi boh…

a me viene da dire: «che palle!»

io non glorificherei l’assolutismo dei ragazzini…
gli stimolerei un senso di critica e di conseguenze in quello che fanno…
perché, con l’assolutismo e la pretesa di essere sempre gli stessi, loro non fanno che vivere un eterno presente…
io auspico di far loro capire che c’è un passato: un passato (anche vicino) in cui l’hanno pensata diversamente… che, conoscendolo, crea dialettica e maggiore consapevolezza di quello che è, e, quindi, per traslato, di quello che si può immaginare…

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