«Traviata»: Brecht o Stanislavskij? (Scala 2013)

Premetto che questo testo è stato scritto sui social per comunicazioni private: non era destinato alla pubblicazione sul blog… perciò è da prendere con le molle, e c’è da verificare bene su altri canali e altre fonti le info che vi sono contenute…

due parole sulla Traviata dalla Scala…

i problemi sono due:
1) il realismo psicologico alla Stanislavskij
2) la distanza critica alla teatro epico di Brecht…
questi sono i problemi…

il regista, Dimitrij Černjakov (che credo si legga Cirniàkaf), si è attenuto molto al realismo psicologico… ogni battuta doveva essere pensata e agita dal profondo, motivandola con tutti i crismi dei lavorii mentali che la fanno scaturire…
il punto debole di questa operazione quale è stato?

LA TRAMA DELLA TRAVIATA E L’ESPRESSIONISMO
perché la trama della Traviata, bisogna dirlo, è ASSURDA…
è una trama che poteva esistere solo e soltanto nell’800…
continua oggi ad emozionare per gli slanci romantici e sentimentali della musica che, ovviamente, non hanno nulla del realismo psicologico voluto dal regista…

La Traviata vive, difatti, spesso di “ascolto”, o di messe in scena illustrative ambientate nell’800, perché è una trama che di attuale non ha nulla…
o meglio: di attuale ha la grande valenza femminile… la donna che si sacrifica per amore…
ma questo è un concetto ASTRATTO e non REALISTICO… è un sottotesto che puoi sottolineare e cavalcare, non un qualcosa che puoi “mettere in scena”, purtroppo…
il modo giusto per mettere in scena un concetto astratto è certamente l’astrattismo e l’espressionismo, del tipo: rendere Violetta e Alfredo come espressioni di una psiche, renderli NON PERSONAGGI ma METAFORE della fatalità, del destino avverso, dell’eterna sopraffazione dell’uomo sulla donna: METAFORE e non REALISMI… realismi che, in una trama così ottocentesca come quella di Traviata, ormai, non ci possono più essere…

Willy Decker, una decina d’anni fa, a Salisburgo, intuì tutto questo… e con la Netrebko, Villazon, Hampson e Carlo Rizzi fece una messa in scena completamente espressionistica, alla Kabinett der Doktor Caligari… E FUNZIONÒ ALLA GRANDE: tanto che quell’allestimento, a mio avviso, è il più compiuto allestimento di Traviata: il massimo (che giustifica la fissità di Hampson, la gigioneria di Villazon, la disperazione della Netrebko e la direzione di Rizzi che, senza quell’allestimento, risulterebbero insopportabili: ma insieme alla scena sono formidabili)

Černjakov, però, s’è detto, vuole il realismo psicologico… lo cerca tanto… e a un certo punto deve essersi accordo che, con la Traviata, non poteva ottenerlo… ma otteneva, al contrario, la distanza critica brechtiana…
perché la trama della Traviata, oggi, se vista senza archetipi femminili e senza storicismi, ma se si vuole davvero ambientarla all’oggi, è totalmente una cazzata [tu sei una donna: il padre del tuo fidanzato ti dice che non ti puoi sposare perché sennò tua cognata si fa suora perché si vergogna di te che sei una escort milionaria… se ti capita una cosa del genere, nel mondo di oggi, ti metteresti a ridere, però, nella Traviata, accetti le pressioni del padre del tuo fidanzato, che vedi per la prima volta in vita tua, e che quindi per te è il primo venuto, e piangi come un vitello senza neanche dire a questo primo venuto di farsi un ballino di cazzi suoi… è completamente assurdo]…
una cazzata talmente grossa che, se agìta col realismo psicologico, diventa ancora più cazzata!

SCENA:
sei escort milionaria e in casa tua un birisegolo qualsiasi (Alfredo) viene a parlarti di Amore Puro ed Eterno… oggi la cosa ti farebbe ridere, ti innescherebbe, quindi, una DISTANZA CRITICA…
NON SOLO:
anche l’Amore di Alfredo, oggi, è completamente una sciocchezza: un uomo fatto che si innamora di una escort solo perché l’ha vista in foto!
anche Alfredo, quindi, quell’Amore, oggi, lo presenterebbe quasi come uno scherzo!


è questo quello che ha fatto Černjakov: ha cercato tanto il realismo psicologico da non poterlo ottenere con una trama progettata per astrazione (La Traviata ha i pezzi di Verdi tra i più onirici insieme a quelli del Trovatore: Verdi, cioè, mette in scena/musica i pensieri di Violetta: dalla voce di Alfredo nel Finale I, che Violetta si immagina [i registi che fanno apparire Alfredo come se le facesse una serenata sono dei cretini], al carnevale parigino che Violetta sente dalle finestre all’inizio dell’atto III, certamente solo un sogno di Violetta, visto che Carnevale era nell’atto secondo e che il terzo accade mesi dopo)…
e, in questa trama per astrazione, ha trovato, invece, una trama ottocentesca che oggi risulta talmente ridicola che quel suddetto realismo rende davvero ridicolissima…


per cui:
1) gli attori/cantanti interiorizzano tutto: spesso sussurrano, si infiammano, urlano, si stontonano per dare realismo psicologico alla loro rabbia e al loro tormento, ad ogni parola associano un gesto, gesticolano come noi italiani, si sbracciano come per trovare le parole da dire…

2) non ci sono monologhi perché il monologo è inverosimile, allora parlano sempre con qualcun altro…
La Traviata è l’opera di Verdi che ha più monologhi… monologhi che illustrano fantasmi e sogni: Černjakov li ha resi tutti conversazioni con qualcuno, conversazioni attuate con quella esasperata gestica che s’è detto; idea non malvagia, ma, per il tanto voluto realismo, non si capisce perché l’interlocutore debba stare zitto… Černjakov l’ha fatta tornare col fatto che chi sta zitto è solo un servitore passivo che asseconda un padrone rincoglionito…

però:
siccome l’interiorizzazione serve a dire solo cose ottocentesche sceme (io t’amo, l’onore di mia figlia bigotta e suora reclamano, sono disonorato, ti sfido a duello, ti farò mia, ho rimorso della mia colpa e altre stronzate), allora l’interiorizzazione, i sospiri e i gesti grossi come case, hanno la DISTANZA CRITICA:
e allora i sospirini spesso sono risolini, le sbracciate spesso sono pose da presa in giro, le parole d’amore sono prese di culo tra persone consapevoli di prendersi per il culo…

risultato:
probabilmente, per un pubblico di giovani d’oggi, che vede per la prima volta Traviata, tutto questo risulterà EFFICACISSIMO, potente e verosimile!
una sanissima distanza critica che quasi fa da parodia alla Traviata e che chi non l’ha mai vista di sicuro apprezzerà… perché chi non ha mai visto Traviata, chi non sa nulla di storia, chi non conosce Verdi e ascoltasse dal nulla una versione di Traviata tutta languori, allora si metterebbe davvero a ridere!
invece una versione che già parodizza il parodiabile, mettendo le mani avanti, ma, nello stesso tempo, motiva ogni gesto e ogni intenzione nel modo più adolescenziale possibile (perché spesso i protagonisti si muovono come ragazzini che giocano), può essere molto più sopportabile per un neofita…

chi, certamente, è melomane puro, questa versione non la potrà sopportare…

io cosa penso?
che operazioni del genere, con Traviata, sono carine, ma che castrano la vera valenza di Traviata che è quella espressionista… per me Traviata non è più da rappresentare scenicamente, ma solo da ascoltare, e, se proprio va messa in scena, è da inscenare oniricamente o in forma di concerto…


GATTI
il vero pesce fuor d’acqua della serata è stata proprio la musica…
io ho osannato la regia di Vick del Macbeth, perché supportava la musica, trovando valenze per certi passaggi nuove e emozionanti…
Černjakov, invece, visto che parodizzava e che voleva il realismo, tutto il sentimentalismo espressionista, che crea voli pindarici inverosimili, lo doveva cassare: e cassare il sentimentalismo dalla musica di Traviata è davvero una amputazione bella grossa: non trovi nuove valenze sceniche a passaggi musicali, ma pieghi la musica alle tue valenze sceniche… la cosa può non essere un male, ma stavolta il connubio ha prodotto una Traviata ectoplasmatica:
LENTISSIMA, trattenutissima, sottovocissima, liscissima, priva di qualsiasi emozione…
togliere l’afflato irrazionale e inverosimile a un’opera che vive di inverosimiglianza espressionistica è il puto debole dell’operazione, che, magari, svolta su un altro soggetto, avrebbe ottenuto una cosa unanimamente interessante per tutti e non solo per i neofiti tabula rasa (che evidentemente sono il solo pubblico ideale di questa regia, perché, Černjakov è ovvio che non voleva rivolgersi ai melomani)…
Gatti, a mio avviso, si piega a Černjakov in maniera davvero sbagliata, senza dare quasi un suo contributo, visto che l’andamento che attua è così fisso, fioco e rachitico, che ci si domanda se Gatti ami davvero Verdi o se voglia con tutto il cuore mandarlo affanculo per dirigere Kurt Weill o Stravinskij!

il seguire alla lettera l’edizione critica di Della Seta, con, all’ultimo atto, un’ibridazione della primissima Traviata veneziana (riscoperta criticamente proprio da Della Seta: anche questa è una cosa da sottolineare come prassi da “rivedere”, perché di solito verrebbe da pensare: o fai la versione di Venezia o segui l’ultima intenzione di Verdi, non fai pastrocchi ibridi, a meno che tu non sappia quello che stai facendo, e Gatti lo sapeva poco, visto che stava pensando di dirigere Stravinskij), è stata quindi l’unica cosa buona che ha fatto Gatti, che ha avuto una mano, ripeto, scoloritissima…

i cantanti sono stati ottimi attori e piegare le loro potenti voci alle voglie cameristiche di Černjakov e alla sciapezza mortifera di Gatti non deve essere stato facile… mi domando perché abbiano preso grandi divi famosi per la loro potenza per poi quasi “zittirli” così… potevano prendere gente “camerosa”, magari abituata a cantare Schubert, Stravinskij o Hindemith, e allora la cosa avrebbe avuto più senso anche scenicamente, visto che Černjakov, a mio avviso, ha capito dopo di stare facendo Traviata: era convinto di mettere in scena Čechov col metodo Stanislavskij! — quando l’ha scoperto e ha dovuto leggere la trama di Traviata si è scompisciato e ha fatto questa parodia interiorizzata di così!

Su Traviata vedi anche quella degli Specchi a Macerata e, soprattutto, quella di Micheli al Maggio Musicale Fiorentino… e il numero 16 di Operas II

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