C U Next Tuesday

 

Per non lasciare Agosto ignominiosamente senza post, scriverò due parole sulle riflessioni che spero mi vengano in mente di così sul momento…

tanto, parlare della felicità dei miei viaggi e della mia vita con lei, è ebetoide… (tanto l’avete capito che adesso la storia è la Storia)

sicché, dé, si parla d’altro!

prima di tutto i film visti!

sono stati 38:

una parola su ognuno di loro:

1) The Dark Knight Rises – alla fine fa ridere, e dalla prigione yemenita in poi la butta completamente a sbracassi dalle risate, ma è lungo e fa due palle grosse come case: il sorpresone finale dovrebbe far vergognare chiunque parli di realismo nei film di Nolan, e il senso di provvidenza che li ragazzini hanno di Batman è insopportabile, neanche Ignazio di Loyola era così fideista! – Down

2) Prometheus – povero Scott, in quanto a visuale ci capisce, ma quando non ha dietro sceneggiatori che riescono a sintetizzare le sue idee (come riescono a fare Zaillian o Monahan o Nicholson) si perde in un bicchier d’acqua: le scene dell’aborto sono belle ma non servono a nulla così come l’atmosfera guardinga e il personaggio di Fassbender che sono sviluppati zero… ma la colpa è di questi sceneggiatori della domenica dei telefilm di merda tipo “Lost”: fai due o tre puntate ganze, t’importa un cazzo di concretizzare certe cose tanto sai che di puntate ne hai a disposizione 6000, tutti ti osannano come un genio, te ti monti la testa, arriva Scott che ti fa fare il film, e te non hai neanche il tempo per renderti conto che i film più di due ore e mezzo non durano e se non sviluppi un personaggio non sei un genio con 6000 puntate, ma solo un coglione con due ore e mezzo buttate via! – demente anche Scott ad affidarvi il tutto, ma Scott ormai ha 70 anni, e in 45 anni che lavora non ha mai imparato a scegliere uno sceneggiatore, gli è andata sempre di culo (e alcuni bravi li ha proprio “bruciati”!) – Not so Down

3) The Brave – bellino e piacevole… certamente di un livello più soft rispetto a ben altri risultati Pixar, ma per lo meno è un film che sa qual è il suo compito! – Up

4) Killer Joe – il suo lucido e spietato nichilismo, nonché la grande maestria dell’insieme, lo rendono uno di quelli che entusiasma di più di questi 33! – Super Up!

5) Bachelorettes – incredibile come sia efficace e come parli con struggente esattezza delle stragi psicologiche croniche che non finiscono mai, infiltrandosi dall’infanzia all’età adulta senza possibilità di farci nulla: una immagine triste ma che ammette una consuntiva “sintesi” al pattume emotivo della merda di società post-moderna! – Up

6) Skyfall – un film d’azione buono, solido, non privo anch’esso di cose che fanno ridere i polli, ma che ha, come Brave, ben presente cosa vuol fare: fare 2h e più di sicuro intrattenimento… – Up

7) Le Belve: Savages – molto raffazzonato: uno Stone senile che cerca di fare del manierismo ma raggiunge sorprendentemente uno stile patinato da pubblicità molto poco sopportabile, con una trama che è un ricettacolo di espedienti per far tornare una tesi idiota… – Down

8) Io & Te – Bertolucci non gira male ma non si sa perché ci racconti una non-storia assolutamente banale… anche lui raschia il fondo del barile… – Down

9) Reality – tante cose sono pacchiane, ma il film illustra perfettamente la follia odierna dovuta all’annennamento televisivo che si trasforma in annennamento emotivo: la realtà, con il bombardamento TV non compensato da intelligenza, si distrugge fino ad ibridarsi così tanto da non esserci più… un mondo senza realtà… il film parla di questo in modo eccezionale! – Super Up!

10) Argo – tanti Oscar per un filmettino di genere, girato con una spocchia perfettina da schizzinosi, con ricopiature di Pollack e Pakula da compitino dei bimbi bravi… l’insegnamento, poi, è libertario ma non troppo perché sennò l’America si arrabbia… Per fortuna non è odiosissimo e si guarda e la sincerità del protagonista è comunque da rimarcare, boh, comunque robetta – Not so Down

11) Acciaio – girato da uno studente che ha la pretesa di rifare Van Sant, però senza nichilismo e senza soggetto, ma solo con una trametta che sa di programma del PD ortodosso: tanti “ma anche” veltroniani, tanta misura, tanto “non diamo noia”, tanta sciatteria mascherata da intellettualismo ma anche tanta trashaggine per contare sulle prurigini delle fansciulle che guardano Amici; non si può dire che le acciaierie e le industrie sono merda, però ti faccio vedere un po’ di loro brutture sociali, ma che tanto ci devono essere perché sennò dé, eh gli operai sono stronzi ma devono rimanere così… cioè un comizio di Veltroni, sembra che dica tanto, che c’è tanto da migliorare ma migliorare è difficile sennò quelli coi soldi si incazzano, e allora restiamo così, e cerchiamo di auto-convincersi tanto che le acciaierie è bene che ci siano… uno sfacelo e un vergognoso inno allo status quo, di quei film che sembrano di denuncia ma invece ti dicono che “sembra brutto, ma invece tutto dipende da come sei tu dentro, se sei felice allora anche se muori di fame o c’hai le acciaierie davanti, allora va bene uguale, sicché siamo felici!”: a me sembra una cazzata da lobotomizzati! – Super Down!

12) Twilight, Breaking Dawn Part II – senza pottate vaticaniste contro il sesso e contro l’aborto (cose vergognose che sporcano i precedenti due) e senza lagne da 14enni ebeti, diventa un film divertente… io c’avrei messo più ribellismo, ma non si può chiedere di più a una mormona di merda (la Meyer) e a Condon, che il suo mestiere di regista lo fa molto meglio di quelli che lo hanno preceduto (solo la Hardwicke ha fatto di meglio con il primo Twilight che rimane un chicchino!): lo spettacolo è imbastito alla perfezione, con soldi spesi benissimo e con sequenze montate con un’ottima tensione! bravi! – Up

13) Il Sospetto – la grande scuola nordica dà una grande lezione di etica e di ambiguità del visibile! – Super Up!

14) Moonrise Kingdom – l’incanto attonito ma emotivo degli hipster si condensa in una storiella dolce, che non si può non adorare, narrata con uno stile così semplice da rasentare il cinema primitivo! – Super Up!

15) Vita di Pi – una eccezionale riflessione sul racconto e sulla metafora, con una forza visiva fuori dal comune! – Super Up!

16) Frankenweenie – una stratosferico opera d’arte sull’oppressione conformista (e nazista) che non può comunque nulla contro la crescita della sincerità e contro la forza amorosa della creazione sincera del nuovo, contro la creazione dell’Amore, un Amore così grande da stimolare inventiva e scienza contro l’ignoranza così radicata da essere scontata! Impareggiabile! – Super Up!

17) Django Unchained – il manifesto del post-moderno: tutti i film della seconda serata di Rete4, tutti frullati e rigurgitati insieme in un tritacarne che si professa libertario e anti-schiavista ma che produce una sola sequenza anti schiavista (quella del ridicolo Ku Klux Klan), mentre di tutte le altre fa un inno, non alla libertà, né alla vendetta, ma a un indeterminato “cool” d’accatto, a un pulp ormai logoro, con carneficine salutate come festicciole o pic-nic di grigliate sul pratino, con tanto di cavalli che, alla morte dello stronzo, ballano la musichina di Trinità… è proprio Rete4, manca solo Emilio Fede, ma le meteorine, con quella danza del cavallo, ci sono tutte! – Super Down! peggio anche di Acciaio!

18) Cloud Atlas – la materia letteraria è degna di Fabio Volo, Paolo Crepet e Willy Pasini: luoghi comuni sulla felicità in stile “la pioggia è triste ma la natura al suo odore risplende”, o “quando l’Amore viene il campanello suonerà” e pottate varie… il momento culmine, vi giuro, è dato dal proverbio “il mare è fatto da gocce”, e cioè il motto del calendario di Frate Indovino! Da questa materia, i Wachowski e Tykwer tirano fuori 3h di ripetizione a oltranza degli stessi luoghi comuni, con make-up orribili, alcune scenette pacchiane e uno smarrimento che non è dato dal gigantismo e dalla moltiplicazione delle trame, ma dalla sorpresa delusione di vedere quelle storie e quegli ambienti tutti così uguali e così fatti male nonostante gli sforzi… si ha un’idea di completo spreco per nulla… – Down, forse perché qualcuno potrà trovarlo carino quando lo rivedrà, dopo 10 anni, in seconda serata su Rete4!

19) Flight – Zemeckis gira bene, ma ha la mano pesantissima, e la complessiva morale puritata è insopportabile… – Down

20) Lincoln – Spielberg gira bene ma ha la ferma intenzione di fare il film per farlo vedere nelle scuole elementari americane zeppe di retorica… ma putroppo si dimentica che i bimbi, davanti a verbosi dialoghi in politichese spicciolo, si addormentato, e così noi tutti… – Down

21) Les Miserables – Hooper la butta sull’iper-realismo e fa malissimo, perché ottiene uno scollamento con la musica veramente mastodontico… ma non c’è verso, la musica e la forza della musica porta comunque via tutto, anche gli sperimentalismi alle volte molto farlocchi di Hooper (non si sa perché ci siano tante riprese sghembe, tanti obiettivi deformanti, e così tanto raffreddamento di emozione teatrale per puntare sull’emozione “presa per forza” dell’iper-realismo): quindi un ibrido strano… quindi boh… ma il merito di aver portato nelle sale quella musica potentissima e quella verve ribellista così sincera e forte ce l’ha tutto! – Not so Up…

22) Educazione Siberiana – arrivi a più di un’ora e sai bene che il film sarà telefonato, sempliciotto, che dirà, nizzole e nazzole, poco e niente, e che ci sarà qui e là una qualche caduta di tono molto italiota a rovinare tutto quanto… poi l’ora passa e cadute di stile sì ci sono ma non così gravi e arrivi alla fine e manco ti sei accorto che il film t’ha raccontato una storia bene, magari una storia discutibile, ma la storia te l’ha raccontata tutta, semplice, liscia e senza cazzate… sicché esci dal cinema molto contento! – Up

23) Upside Down – è di quei filmettini artistici, tutto fervore visivo, portati avanti da grandi utilizzatori di photoshop che, nel tempo libero, hanno escogitato un soggettino che, ovviamente, non sono stati capaci di sviluppare in sceneggiatura: sicché è rimasto il soggettino e photoshop; però il progetto si vedeva che voleva fare poco di più, sicché – Not so Down

24) Anna Karenina – il grande romanticismo, forse anche troppo grande, reso come nevrosi e isteria… le ambizioni sono troppe: all’inizio ce la fanno a trovare rappresentazione adeguata, poi si sgonfiano e salvano il salvabile con gli attori lustri e leccati da spot TV e le faccette ridicole di divette sceme… un lavoro non compito, comunque, e l’isteria eccentrica è davvero troppa – Down

25) Il Grande e Potente Oz – Raimi è bravo, la dimensione visiva è totalizzante, e la storiellina è molto edificante… è un ottimo film Disney e sa quali sono i suoi limiti… da far vedere ai bambini… qualche adulto è però autorizzato a trattarlo come robetta – Up

26) Spring Breakers – le immagini sono fantasmagoriche, tra le più belle e immersive di questi 33, e finché porta avanti un messaggio nichilista il film è tra i più sinceri e lucidi dei 33… però alla fine svariona e si lascia andare alla follia anche lui, rimanendo suggestivo, ma cadendo però quasi nell’inutile e rendendo davvero pesanti i suoi debiti visivi e tematici verso altri (Moodysson, Hou, Kar Wai, Van Sant, ecc.) che nella prima parte riusciva a riscattare – Not so Up

27) La Frode – è un cinema di genere americano che si guarda bene, spesso interessante, ma che in soldoni è uguale a mille altri film passati: oggi fa scalpore perché siamo abituati a cinefumetti di merda, ma 30 anni fa i film erano tutti in questa maniera. Piacevole, ma in fin dei conti marginale – Not so Up

28) The Host – Niccol non sembra neanche lo stesso: lo scenario roccioso non è il suo, i colori non sono i suoi, e la trama maschera una velata voglia di Democrazia Cristiana! Non lo guardi male eh, e alcuni 14enni ci troverrano molti momenti di divertimento (la sessualità della Meyer, che vi ricordo essere mormona, non supera mai il livello di quelli che avevano 14 anni nel 1990), ma non si può dire che sia un bel film, è troppo sleccato… – Down

29) Il Lato Positivo – lo stile falso-documentaristico piace agli americani e quando c’è vanno tutti in visibilio… è un polpettone emozionale di natale familiarista ma sembra nascondere il fatto che lo sia, e si nasconde dietro a una confezione da film d’autore di analisi psicologica… no no: è un film familiarista come quelli con Meg Ryan e Sandra Bullock, con la stessa idiozia zuccherosa interna… l’unica gioia? la Lawrence che è patonza… – Down!

30) Kiki’s Delivery Service – inutile tirare fuori termini come poesia o simili: è solo che è un film vero, ricco di sfaccettature e di analisi profonde della società e della presa di coscienza, come sempre senza ritmo (Miyazaki è un disegnatore più che un narratore), ma con una forza così innata di immersione in un’ambiente e in una “storia” (non quindi in una vicenda né in una narrazione) che la tensione arriva esagerata! un panismo magico cinematografico! – Super Up!

31) Melancholia – anche qui il nichilismo sarebbe semplice e il discorso risaputo, ma von Trier si crede Iddio Onnipotente e dilata tutto e troppo… Dura troppo e il gigantismo simbolico è smisurato e ripetitivo, pletorico e ridondante (per 11 volte si sente il Tristano e Isotta di Wagner in sequenze, bene o male, tutte uguali). Innegabile che visivamente sia un grande ma le scene meglio sono citazioni letterali e pedisseque di Tarkosvskij e di Solaris, sicché non importa fare lo sborone, s’è capito che è Tarkovskij! – Down!

32) No: i giorni dell’arcobaleno – girato come un video anni ’80 per dare senso di realtà. La lotta politica che si fa lotta di comunicazioni pubblicitarie sembra all’inizio interessante, ma poi non può fare a meno di far vedere le violenze e allora tutto il suo assunto (che si vince con le pubblicità della coca-cola invece che con la verità dei principi) sembra crollare e neanche il regista sembra crederci più e sembra dirci che quella campagna ha sì vinto, ma ha reso il dibattito politico una pura questione di vendita di un prodotto: dalla politica al marketing, con il voto che è un acquisto… sicché dé, davvero anche in Italia si dovrà fare così? – Not so Up

33) The Great Gatsby – il manierismo di Luhrmann è purtroppo al punto di non ritorno: ce la fa a costruire qualche scena divertente, il lavoro su scene e costumi è da doppio premio oscar, la sceneggiatura è buonissima, però il romanticismo viene in qualche modo “collocato male”, il personaggio della Mulligan è delineato di merda, lo scontro sociale c’è ma anch’esso sfruttato pochino: rimane un Di Caprio bravo ma un po’ troppo gonfiato e la riflessione sul tempo irripetibile buttata là alla fine… il casino è che su tutto c’è una certa pensosa freddezza, come se Luhrmann avesse già messo così tanto di Scott Fitzgerald nei suoi precedenti film che adesso, alle prese col Fitgerald autentico, non sapesse cos’altro metterci! – Not so Up

34) Epic – certamente tutti riterranno che come la Pixar i film non li fa nessuno, e invece Wedge e la BlueSky (con la 20th Century Fox) fanno una fantasmagoria visiva inventiva e vivace, e rendono tutto molto più simpatico dei comprimari del pur carinissimo Brave – Up

35) Akira – è un film del 1988 e i suoi annetti li dimostra soprattutto nel rigirare spesso a vuoto, cosa che, dopo 25 anni, si esaspera; però è sempre quel che è: una delle meraviglie più spettacolari dell’animazione mondiale: il fatto che non ci si capisca un cazzo è voluto: anche se hai la sensazione di stare a perdere tempo e di stare a vedere un videoclip fine a se stesso, in realtà fa tutto parte di una precisa filosofia shintoista che si rivede in tutti gli anime: il mondo e la realtà sono inconoscibili, sicché è inutile che ti spieghi i dettagli e che ti faccia capire la storia narrandotela, tanto non ci si può capire nulla lo stesso: la mia narrazione è solo illusione, sicché è bene non provarci nemmeno e lasciarsi andare alle immagini (per lo meno illusioni per definizione e quindi “sincere”), quelle ci sono, e dopo 25 anni, al cinema, sono ancora più prodigiose! – Up

36) Man of Steel – io odio Snyder, lo considero una piaga, e i suoi difetti in questo film ci sono tutti: lo stile che non capisci perché, il tonitruante gratuito, le spacconate, però qui arriva a un tale parossismo, che passa il rubicone del sopportabile; le scene spettacolarone si prendono così sul serio da risultare serie per davvero, e, siccome si fa i seri, le ricostruzioni blue-screen stoppose di Snyder lasciano spazio a quello che l’immaginario collettivo ritiene serio, e sicché ci sono scorci naturalistici, c’è il drammone, i pianti, l’epicona, cose, insomma, che si sposano con il tonitruante gratuito precipuo di Snyder, sicché si guarda, e ci si diverte anche, perché è un lavoro molto sincero, ed è bello sentire sincerità anche da un puro cretino come Snyder… – Not so Down

37) To the Wonder – ho letto che non è piaciuto a nessuno e ormai tutti pensano che Malick sia un Windows Media Player o un iTunes ingigantito… anche questo è così: tanta musica per cose che si vedono semplici e banali: ma la storiellina che noi crediamo di vedere c’è davvero o ce la appiccichiamo noi? cioè: le immagini raccontano davvero le cosette banali (le solite corna ripetute e la solita sbroscia dell’incomprensione tra persone che si amano) che noi ci vediamo o siamo noi a sovrapporre le nostre categorie di ‘storia’ a quelle immagini? su questa domanda, Malick costruisce un gioiellino da analizzare e scovare; la bellezza delle immagini, anche, perché no, fine a se stessa, è comunque baluginante e ipnotica, e l’unico difetto vero sono le troppe preghiere, che ci sono sempre in Malick, ma qui sono davvero troppe! – Up

38) Pacific Rim – per divertirsi bisogna proprio sospendere il raziocinio da adulto e tornare a quando da piccino vedevi Robotech, Voltron, Mazinga, Goldrake e Jeeg, perché questo il film è, un anime come quelli; a del Toro gli piace, e, per chi ci capisce, vedere il divertimento di un regista che ama quello che fa, è bellissimo: inquadrature passionose, la cura dei dettagli, l’amore per tutti i ninnoli, lo sguardo aperto e liscio, umano e non lo sguardo meccanico di Bay; il dramma è che chi non ci capisce (e cioè tutti) vede una cazzatella lunga e infantilissima; certamente non il meglio di del Toro, però i film si fanno come fa lui… – Up

 

 

poi le riflessioni su come era l’Amore visto dal ceppo sociale da cui provengo:

a Suve, nel paesino, il “ricambio” e la possibilità di incontrare gente “nuova” è così remoto che la mancanza serie di contatto con l’altro sesso rischia di far diventare tutti dei segaioli disperati ogni tanto perfino arcigni, quasi quanto la Judi Dench di Notes on a Scandal

le seghe sono talmente tante che la voglia di metterlo in una vagina vera è così urticante che per davvero la gente accinquinava anche le pecore e le capre…

si potrebbe proprio chiamare la schiavitù della topa;

 

 

il Bati, per esempio, nel periodo della più nera adolescenza “in bianco”, ne aveva un bisogno tale che ogni sguardo era interamente dedicato al trombare: non esisteva altro…

i suoi scherzi con le amiche (che era tante eh: c’è sempre stato più bimbe che bimbi nelle classi di Suve) erano tutti incanalati verso quello…

era di quelli che fischiano al bar alle ragazze, e che urlava, sul bus, a qualsiasi essere di sesso femminile salisse… con motti ed espedienti forse tirati fuori dagli anni ’70, dai racconti dei genitori, o dalla visione dei Bellissimi di Rete4: roba tipo: “mora, permette una parola”, “complimenti a mamma e papà”, “bionda sei una bomba”, “caffé, té, me” e altre imbecillate del genere…

erano tempi in cui, poverino, era davvero ridicolo…

e tutti mi direte: “dé, perché te eri diverso!?”

beh, no, forse no… o forse sì…

emblematica la scena di Ovosodo con Gabbriellini piccino che non si sente di commentare le trombate al bar e neanche di slinguazzare in piazza, affermando che «un congiuntivo in più, un dubbio esistenziale di troppo, e sei marchiato per sempre come finocchio!»

forse io ero in quel modo lì…

però io diverse mani morte le ho fatte! era indispensabile, ogni tanto, saggiare qualcosa!

ma nonostante questo, la dimostrazione dell’esaedro dell’Amore nei miei paesini era deprimente…

erano piccoli gruppetti e società in cui s’era sempre la stessa gente: sicché Tania stava con Robe, ma segretamente le piaceva Bepo, il migliore amico di Robe… Bepo e Robe commentavano le trombare, ruttando al bar…

Tania e Robe si lasciano e Tania si mette con Bepo… Robe si consola con la migliore amica di Tania, Sammy…

Tania e Bepo sembrano felici, ma a Bepo mica quadra tutto…

intanto Robe e Sammy stanno bene, ma a Robe piace sempre Tania…

ogni tanto ci scappa il segreto ritorno di fiamma…

perfino Bepo e Sammy si dànno un bacio alla spiaggiata di Ferragosto…

e c’è il solito: “non dirlo a nessuno”, e ci si picchia davanti alla discoteca, e le amiche che smettono di parlarsi…

poi passa una stagione e ricomincia da capo: Tania e Robe ci riprovano, Bepo e Sammy… poi i “piccoli” (magari cugini piccoli, o fratelli/sorelle minori, fratelli/sorelle di amici) che si aggregano al gruppetto… o piccoli gruppetti prima divisi che si fondono perché uno di uno sta con una di un altro gruppo…

e si ricomincia…

ogni sguardo è sessuale: i vecchi discorsi di Are they Sluts? or Men are Shit?

 

e su tutto c’è l’esigenza del gruppone… lo stare insieme è un’esigenza sociale e di gruppo: se sei single trovi nel gruppo momenti imbarazzanti:

quando è una certa ora e tutti vanno a casa con la donna: i single fanno tardi ma le coppiole no: vanno a trombare…

e, se sei sola/o, come fai?

c’è le scuse, i risolini, i week-end non ti caga nessuno, le serate sono più rade, le amiche/ci accasati sono spesso desaparecidos…

avere uno/a è molto importante a livello sociale: sicché, anche se lui/lei è stronzo/merda, come si fa? mica si lascia…

magari si accetta le corna che magari ci fa con la migliore amica/o…

questo è il discorso…

secondo me questa voglia trombarola è una scemata

e i gruppetti ristretto-totalitari (dove vige la spirale del silenzio di Hexenritt) sono delle merdaggini…

ma sono stati l’unica forma di aggregazione sociale presente in questi anni post-moderni…

sperando che non siano più dopo la trascendenza…

perché che cos’è tutto quanto senza un’idea vera?

cos’è la topa senza l’idea generale di identità?

cosa sono gli amici senza quell’idea di “vita” e non di sfruttamento di salvagente socioloso?

è solo un’altra immensa sega…

 

 

 

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