Reality di Garrone

allora, “Reality” di Garrone:
parla di una immensa tragedia, forse la più grande del nostro tempo: la follia derivata dalla valenza che diamo al termine “realtà”…
il film è “spiato”, la mdp è tutta intenta a rincorrere questo idiota, di cui spesso vediamo la nuca così da vedere quello che lui vede, e quello che lui vede è spesso sfuocato e “sfumato”, “enhanced”: è “realtà”, ma è irreale, poiché nella realtà la gente (e più di tutti questo idiota) ci proietta la “favola”, l'”immaginazione”, così che poi non si distingue più cosa è vero da cosa non lo è…
è realtà sposarsi in un pacchianissimo hotel a tema favolistico con fontanelle, carrozze con livree e lacché, e con morbosi riferimenti alle fiabe?
è realtà che un animatore rimbecillito che va a fare serate in discoteca e ai matrimoni vada e vanga in elicottero come in un film americano!?
è realtà campare con le truffe sperando che nessuno ti becchi e sfruttando l’imbecillità delle vecchiette?
una volta visto questo questo idiota protagonista abbandona proprio il lume della ragione, e si vede spiato, controllato, perfino da un grillo! dà proprio di barta, in un ambiente che si decostruisce, si fa amniotico, non si vede più nulla: la famiglia che non sa come fare e che spesso si muove solo in gruppo (spesso sono tutti inquadrati insieme, come se fossero proprio una cosa sola); alla fine la follia vola via, da una immaginata casa del Grande Fratello vola in alto da dove era arrivata (all’inizio era planata sulla carrozza deforme dei matrimoni pacchiani) — lo stesso Grande Fratello è illustrato come veramente è, una cosa che si chiama “reality”, ma è uno show, ci sono solo ragazze fighe che stroieggiano e smaialano e uomini (di nuovo) da pubblicità del profumo, anche il GF, quindi è trattato come “realtà irreale”, “realtà enhanced” che produce solo follia…

è a metà tra i film di Herzog e “La Conversazione” di Coppola…
e narra proprio la nostra follia (che comprende anche le scemenze della relatà irreale della Chiesa): illustra la gabbia di matti di questo mondo, in un modo che è di un segno molto assimiliabile a ciò che volle dire Aronofsky in “Requiem for a Dream” (sicura ispirazione di Garrone nelle tematiche, ma, per fortuna, non nello stile)

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