Tokyo Monogatari

Giorno 99, Anno V dello Stato Tirilullino

l’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, a Fiumicino, è immenso: pieno di parcheggi e di svincoli autostradali… io credo che neanche il Franz Joseph Strauss di München sia così grande…

noi siamo partiti dal Terminal 3 (che si raggiunge addirittura con una monorotaia interna all’aeroporto)

il passaggio del metal detector non è stato difficile (non lo è quasi mai), non mi hanno neanche fatto togliere le scarpe…

fu difficile quello proprio a München – eravamo a München per 3 o 4 ore, non mi ricordo, in scalo da Tegel (Berlino) a Pisa: uscimmo dall’aeroporto e tentammo di raggiungere München inutilmente (ce la facemmo ad arrivare solo al centro commerciale dell’Olympiastadion, molto lontano dall’Olympiastadion stesso), al rientro sì che fu un metal detector faticoso…

l’aereo mi è sembrato più grande anche del Delta che presi per andare a New York (nel 2008), e il viaggio è stato altrettanto lungo: 11, quasi 12 ore…

siamo arrivati la mattina alle 7 a Narita:

Narita è un aeroporto grande ma contenuto, e la mattina c’era pochissimo personale, sembrava un sogno: un intero aeroporto quasi deserto, con noi passeggeri del volo come unici avventori… e noi passeggeri del volo eravamo davvero tanti (nel boeing 777 ci stanno davvero tante persone)

dopo l’uscita dall’aereo ci sono i controlli della rigidissima immigrazione giapponese…

c’è da compilare due moduli pressoché identici, ma vanno compilati tutti e due, uno sull’aereo e l’altro in un desk vicino al controllo passaporti…

sono disponibili in inglese

quanto ti fermi, dove starai, hai droghe con te, indirizzo e numero del domicilio nipponico, cioè l’albergo… cose analoghe si fecero per l’ingresso in America…

con i moduli compilati e il passaporto alla mano comincia la fila per arrivare all’impiegato dell’immigrazione…

durante la fila (c’è toccato una 20ina di minuti) un’impiegatina zampettava a controllare che i nostri moduli fossero compilati a modo…

nella fila abbiamo familiarizzato con due ragazzi italiani che avevamo intravisto a Roma e che erano abituè del Giappone, e che ci hanno messo in guardia sul caldo e sugli orari poco mattinieri di apertura dei negozi…

dopo la fila, l’impiegato dell’immigrazione (nel mio caso una giapponesina carinissima e leziosa) ti fa mettere gli indici destro e sinistro in una macchinetta che ti prende le impronte digitali, e ti fa guardare in un puntini che ti fa una foto…

poi ti mette un foglietto nel passaporto e ti celo spilla…

quel biglietto è fondamentale, senza quello non puoi accedere ad un albergo e neanche fare biglietti per la metropolitana, il treno normale, o lo shinkansen (il treno super veloce)

dopo l’impiegatina vai giù e un altro impiegato, gentilissimo, ma dedito assai tanto al suo lavoro, ti apre la valigia e ti fa le domande di rito: dove vai, come arriverai a Tokyo, alloggerai in un albergo, dove, come, perché… ma tutto molto blando…

a quel punto sei a Narita, che si scopre essere molto piccolo, senza bar vari, né chissà che…

il piano di sotto è più grosso…

i bagni nipponici sono quelli “giocattolo” che hanno anche lo spruzzo in su… molto pericolosi se non sai distinguere lo spruzzo (un bottone quasi sempre rosa, con l’immagine di un culo stilizzato) dallo sciacquone normale (che è una maniglia sul retro del cesso, come viene disegnato in Rossana, quando lei torna a scuola dopo La Casa nel Bosco e vede Funny e Heric che stanno insieme, con Heric che la chiama Rana [Sana senza il -chan], e con lei che va a sfogarsi al cesso tirando ripetutamente lo sciacquone)

ci sono diversi modi per raggiungere Tokyo da Narita, che è davvero un viaggio…

noi abbiamo scelto il più veloce, ma il più costoso, perché era l’unico che ci portava alla nostra stazione: Shinjuku…: il Narita Express, gestito dalla compagnia nazionale ferroviaria, la Japan Railways, la JR…

 

ecco un problema:

il Giappone è come alcuni liberisti scemi vorrebbero che fosse l’Italia: non c’è l’azienda statale, ma una miriade di aziende private… sono compagnie che vanno d’accordo tra loro eh, ma destreggiarsi tra loro è un’impresa non da poco, anche perché ognuna ha la sua tariffazione e le sue modalità divergenti per fare, comunque, la stessa cosa…

sicché: arrivare da Narita a Tokyo, se ci vai con una compagnia ha un prezzo e un percorso, con un’altra, magari è lo stesso percorso ma prezzo diverso, e fare il cambio di prezzo da una compagnia all’altra (cosa comunissima quando viaggi tra le minimo 4 metropolitane di Tokyo) è facile, ma dopo un po’ diventa fastidioso…

abbiamo fatto il Narita Express e la Suica: una carta a scalare che ti permette di viaggiare in metropolitana finché hai credito dentro (te la vendono con un default di 1500 yen, che per la metropolitana non sono poche, se rimani nei confini cittadini di Tokyo, ma se ti avventuri a Yokohama o nella prefettura di Kanagawa le bruci in un attimo)

 

entrando nel Narita Express abbiamo visto l’eccellente grado di pulizia dei treni nipponici, assolutamente non paragonabile a quelli nostri, e abbiamo fatto le nostre pure figure di merda da occidentali maleducati e sprovveduti: ci siamo messi a sedere dove capitava, e invece erano posti prenotati…

si voleva entrare in treno durante la pulizia, cosa da loro proibitissima…

il viaggio Narita-Tokyo è di più di 1h, e noi arrivavamo a Shinjuku, un paio di stazioni dopo quella centrale di Tokyo…

arrivati alla stazione di Shinjuku ci siamo resi conto che le stazioni sono degli enormi labirinti…

è quasi impossibile uscirci…

noi andavamo con la cartina fornita dall’albergo, che però era piccola e di difficile lettura…

abbiamo sbagliato strada un paio di volte, e, con i trolley dietro, e il jet lag, abbiamo affrontato il sistema di orientamento civico di Tokyo sottovalutandolo… e il caldo, lì, c’ha veramente assassinato…

è il caldo quello di Firenze quando butta male…

ma è più agguerrito, poiché ci sono gli scarichi delle macchine (che d’Agosto a Firenze invece non ci sono), e le bocchette dell’aria condizionata che buttano ancora più caldo (cose che a Firenze non ci sono per nulla)

più che uno strinamento da sole, era proprio un forno da caldo artificiale…

il Giappone non ha un sistema con via e numero civico di unità abitativa…

ha un sistema con zone e numero di isolato…

quindi, il nostro indirizzo: Hyakunincho 13-55-33, non era una via, era un numero di isolato all’interno di una zona…

abbiamo chiesto in giro a un vecchietto che scaricava cassette della frutta e a un gruppo di giovinastri tecnologici che, con Google Maps nello smartphone, hanno identificato la zona (tra due viadotti della ferrovia metropolitana di superficie), ma non l’edificio esatto…

anche ricontrollando, poi, su Google Maps, mi sono accorto che Google Maps, quell’indirizzo ce l’ha registrato da un’altra parte: per vedere quello esatto ci devi copiare e incollare gli ideogrammi giapponesi…

siamo arrivati al posto di polizia di quartiere (che sono numerosissimi in Giappone) e finalmente il poliziotto (nelle SuperGals il poliziotto di quartiere è il fratello di Ran, la protagonista, e si chiama Yamato, e la sua fidanzatina Miyu lo chiama Yamatuccio, sicché per noi il poliziotto era Yamatuccio), e Yamatuccio ci ha finalmente detto la zona esatta…

c’eravamo, ce l’avevamo fatta, ma la stanchezza c’ha fatto prendere un costosissimo taxi, e ci siamo resi conto che l’Hotel era in un vicoletto piccolissimo che costeggiava la ferrovia sopraelevata, così stretto che il taxi ci passava a malapena…

l’impiegata alla reception dell’Hotel c’ha detto che eravamo arrivati troppo presto e che dovevamo aspettare…

era una ragazzina rubiconda e felice, parlava inglese molto alla san fasò, ma si faceva capire a gesti e a espressioni… (non riusciva a dire “mille”, mi diceva solo “ten ten”, poi me l’ha scritto sulla calcolatrice)…

entrare nella stanza un’ora prima del check-in (cioè alle 14 invece che alle 15) comportava 1000 yen in più (una decina di euro)…

 

la camera era piccolissima:

il letto per terra su un parquet sdrucito, e occupava tutto il posto “per camminare”…

subito alla destra dell’entrata il bagno plasticoso, minuscolo, che, con rabberci e giochesse, ce la faceva a funzionare…

le nostre valigie non entravano quasi in nessun posto: c’è toccato arrangiarci con situazioni di semi-apertura…

in dotazione: due pigiamini, due paia di ciabattine, gli asciugamani, uno specchio, una TV enorme, un asciugacapelli lente, un frigorifero e l’aria condizionata…

il frigo e l’aria condizionata sono risultati assolutamente vitali… una per farci respirare dato il caldo allucinante e la finestra che non poteva essere aperta se non per uno spiraglio, il frigo per tenere in fresco i beveraggi e i dolci freschi, dato che l’acqua della cannella era buona ma calda…

 

il nostro vicolo era proprio uguale a quelli che si vedono nei film di Johnnie To a Hong Kong…

strettissimo, con cartelli stradali di circostanza, il tempio buddista metropolitano all’angolo, il ristorante malfamato con le tendine all’altro, distributori automatici di bevande (ce n’è uno ogni 22 metri in Giappone), gatti, tanti gatti, ratti che zampettano vicino alle fogne, scarafaggi che ruzzolano in giro…

un’atmosfera, in piccolo, di tutto il Giappone metropolitano, perché gli scarafaggi e i topi di sono visti anche a Shibuya, Kyoto e Hiroshima…

 

a sud, dal nostro vicolo, arrivavi a Shinjuku, che, come Akiba, è Blade Runner, uguale uguale: tantissima gente, ristoranti in ogni dove con la persona fuori che ti urla e ti dà il volantino perché tu entri dentro… i giapponesi, ogni tanto, quando succede qualcosa (c’è la svendita al negozio, o c’è l’apertura del secondo piano del centro commerciale) fanno un allegro baccano: urlano, ridono, berciano…

i maxischermi luminosi con le pubblicità che a Tokyo sono dappertutto (anche a Shibuya, a Shiodome, a Ginza)…

Shinjuku non ha però la poesia bimbettara di Shibuya, e quindi risulta un pochino “squallido”, ma i suoi vicoletti alla Johnnie To, non sono da sottovalutare, ci vedi passeggiare gente con la borsa della spesa (i minimarket, come i Duane Reade a New York, sono in ogni isolato, solo che sono di diverse catene: Family Mart, Seven Eleven [molto importanti perché sono i soli che hanno al loro interno bancomat capaci di far prelevare noi italiani con le carte di credito Visa], Lawson [l’unico posto in cui comprare i biglietti per il museo di Miyazaki]), gente in bicicletta come negli anime, vecchietti con gli zoccoli a due tacchetti (che però li vedi di più a Kyoto, nell’antica capitale)…

le strade di Tokyo sono quasi tutte uguali:

fiume (purtroppo quasi mai con gli argini rialzati col pratino come si vede negli anime: quelli sono alle periferie nord e ovest, un pochino a sud [Kanagawa], e poi nelle città di provincia: Nagoya, Nikko),

tempio, o buddista o shintoista (il tempio buddista più grande è Asakusa, affollato come Santa Croce d’estate; lo shintoista più grande e molto più suggestivo, immerso nel giardino è il Meiji), che sono o raso sulla strada (la stragrande maggioranza) o in cima al colle (ce n’è uno bellissimo a Shinagawa, proprio uguale a quello di Rea di Sailor Moon e a quello Sayonji di UFO Baby)

vialone con maxischermo colorato

ristoranti assoprellati

centro commerciale…

in tutto questo marasma mi è riuscito di distinguere

1) Shibuya perché affollato di ragazzini che sono copie esatte di anime:

i negozi sono giovanilisitici e simpatici, Hachiko, la “porta di Shibuya” è bellissimo (immerso nel verde di alcune aiuole e circondato dalla folla della stazione), e perdersi a Shibuya è magnifico: spunti nella via pottaiona del centro commericale, dove trovi il Disney Store e i bar chic occidentali, o nei vicoli bimbettari, dove c’è gente in cosplay, ristoranti più nipponici, vie traverse in pendenza con scale tipiche più scenografiche, e la musica proveniente dai negozi assolutamemte bimbominkia nippop che è davvero trascinante!

2) Shiodome alla stazione di Shimbashi, perché meno affollato e perché ha delle linee più sobrie e riconoscibili (tra cui la fontana a forma di tartaruga), sicuramente più occidentali e commerciali rispetto a Shibuya, ma ha un suo assetto scenografico unico: la monorotaia sopraelevata della Yurikamome (che porta a Odaiba) è blu e fluttua sinuosa in mezzo ai palazzoni, creando scenari e scorci fantastici;

nei negozi ci sono gli shop ufficiali di Miyazaki e di Evangelion, con un orologio Miyazakiano che si ispira alla “caldaia” di Spirited Away e al Castello Errante di Howl… e quando suona c’è il finimondo di gente che è lì a vedere e che si incanta…

di sotto c’è un gigantesco scivolo a forma di Rei Ayanami (paradisiaco), e davanti allo scivolo la TV dei ragazzi nipponica organizza  dei piccoli show per i bambini…

dall’altra parte della strada ci sono i ristorantoni e il Dentsu Shiki Theatre dove fanno i musical occidentali (noi, ovvio, abbiamo beccato The Phantom of the Opera in Giapponese, dove, comunque, sono rimaste le parole inglesi “phantom” e “I Love You”, in mezzo a una traduzione che, non potendo contare sulle vocali lunghe, ha cambiato non poco la ritmica della musica originale)

 

3) Ginza: quello con le strade più grandi, la pianta più ortogonale (per il resto Tokyo è un labirinto immane di stradine e fiumiciattoli dove perdersi è la regola), e i negozi più griffati…

la città imperiale (Chiyoda) è enorme, con il giardino immeso intorno… suggestivo…

e poi i posti sul mare: Odaiba… ci si arriva con la Yurikamome che è già un’esprerienza, e poi vedere la baia, il mare scenografato con statue della libertà, chiatte illuminate, cespuglini precisini, ruote panoramiche, ponti strallati, palazzi ultramoderni, passeggiate di lungomare che Lazise diventa un’idiozia!

ah! che bello!

anche lì la fauna, piena di insettini marittimi corazzati simili a armadilli piccoli o a granchi minuscoli, non è così amichevole, ma fa parte della fantastica “natura” della scena, che è stupenda: il camminamento sul mare, in mezzo alle frasche, è da non perdere, e al mare il caldo è assolutamente mitigato…

sul mare (ma non a Odaiba, più in città, a Minato) ci sono anche zone “parcogiocose” con l’albero piratesco di una nave in mezzo a una piazza circolare con tutti i negozietti! mirabile!

la metropolitana:

ce n’è minimo 3… cioè 3 gestori di treni urbani…

la JR (sopraelevata)

la Tokyo Metro

la Toei

e le linee private che vanno in posti specifici (tipo la Yurikamome che va solo a Odaiba, o la Monorotaia che va all’aeoroporto di Henenda sulla baia)

tecnicamente per trasferirsi da un gestore all’altro tocca pagare un “fare adjustment”, o sennò la nostra tessera a scalare, che va dappertutto…

però c’è una complicazione:

le stazioni funionano come il telepass da noi in autostrada: deve essere “vidimato” in entrata e in uscita…

esempio:

entri a Shinjuku, esci a Toyasu quasi sulla baia: ok…

devi passare dalla JR alla Tokyo Metro…

quindi: entri a Shinjuku e la tessera registra…

poi, esci alla stazione di cambio, e la tessera registra

poi rientri in Tokyo Metro, e la tessa registra

esci a Toyasu e la tessera registra…

però se devi prendere il treno alla stazione di Tokyo per andare a Kyoto, te, tecnicamente, entri a Shinjuku e vai a Tokyo, ma a Tokyo vai ai binari e quindi non “timbri” l’uscita dalla metropolitana!

sicché quando ritorni e pretendi di “entrare” senza essere prima uscito, allora la tessera va in vacca, e tocca chiedere all’omino, che, per fortuna, c’è ad ogni ora ed è disponibile a vidimarti la tesserina…

idem se entri e esci dalla stessa stazione, magari perché sei arrivato al capolinea e sei tornato indietro senza “timbrare” l’uscita… solito discorso…

 

…e, drammatico, se prendi un treno non gestito da loro: un Azusa, o ti metti nelle carrozze comode “green car”… lì arrivano e ti fanno pagare il supplemento, e poi arrivi e devi pagare comunque la tratta che hai fatto come “normale”…

 

ci si fa l’abitudine eh, ma sa tanto di complicazione degli affari semplici…

 

 

 

il primo giorno siamo andati sul Monte Fuji… cioè abbiamo preso la metrpolitana di Tokyo (JR) fino a una stazione e da lì s’è preso il trenino apposta che va a Kawaguchiko, da dove partono i bus per la stazione di 5th livello del Fuji…

cerco di spiegarmi: il Fuji è come un tronco di cono… alla base, tutto intorno, ci sono le stazioni di primi livello,

a metà c’è le stazioni di 5th livello… tutte intorno… e le raggiungi col bus da diversi posti: a nord da Kawaguchiko, a Sud da Hakone e ognuna ti porta alla sua stazione di 5th livello, che sono tante, tutto intorno al tronco di cono superiore… c’è Gotenba (che raggiugono sia Hakone sia Kwaguchiko) e c’è la Mt. Fuji 5th Station che raggiunge solo Kawaguchiko ed è quella più gettonata perché ci si vedono i laghi a nord del Fuji, e cioè Kawaguchi, Saiko, Shoji e Motosu

il Fuji è montagna, la 5th station è a più di 2500 metri, ed è quindi stato un paradiso di frescura andarci!

ci sono i rifugioni internazionali e super commercialosi, più grandi ma non dissimili dalle cose che trovi a Cortina d’Ampezzo…

poi siamo andati a Kyoto con lo Shinkansen…

treno velocissimo ma costosissimo…

a Kyoto siamo andati alla cretinetti, senza informarci: siamo arrivati che era più delle 13 e i templi chiudono quasi tutti alle 16:30 o alle 17…

Kyoto è servita dai bus, carinissimi, ma che se la prendono davvero comoda… la metropolitana c’è (si ruzza ma anche Kyoto fa quasi un milione e mezzo di abitanti) ma è come quella di Roma, solo due linee che vanno in pochi posti…

insomma siamo riusciti a vedere 3 o 4 posti (il Nijo-jo, il Nigashi e l’Higashi Honganji, il parco imperiale, il Ryoanji quasi a chiusura, il Fushimi Inari al buio)… tutto il resto viaggi pacifici sul bus, con autieri che parlano una varietà molto fastidiosa di dialetto e con alcuni bus dagli orari quasi ATAF (cioè uno ogni 42 minuti, o uno ogni ora, però erano tutti della stessa compagnia)…

Kyoto è più “bassa” delle metropoli: non ci sono palazzoni, ci si vede il Giappone quello tradizionale, la pubblicità non esiste; i minimarket ce ne sono tanti, e anche ristoranti, ma il più è “condominio” e aree universitarie, quasi sonnacchiose…

la stazione è grande e giocosa, con giochini d’acqua colorata e spazi sopraelevati che fanno la funzione dei giardinetti per le coppiette…

il Fushimi Inari (quello del percorso sotto agli archi rossi) al buio è molto suggestivo ma quasi pauroso per via dei rumori della foresta e del monte, e se non ti muovi rischi di perdere l’ultimo 5 sud, l’unico autobus che ti riporti alla stazione (a meno che tu non ti voglia infognare nei treni, che a Kyoto sono comunque tanti)…

non abbiamo visto per niente la parte nord con le geishe

alle 22 tutto, anche alla stazione, era chiuso e sprangato, e noi alle 23 abbiamo preso il bus notturno che ci ha riportato a Tokyo alle 06:30 di mattina alla nostra Shinjuku…

 

l’unico tempio vero che s’è visto è stato il Ryoanji, immerso nel verde con il laghetto che era in tutto simile a quello di un villaggio dei caraibi di EuroDisney…

il suo giardino zen era mistico e il passeggio tra le frasche ed il ghiaino shintoista/buddista era davvero piacevole…

il Nijo-jo è un castello con un giardino magnifico…

 

 

poi Hiroshima…

di nuovo Shinkansen ancora più costoso…

Hiroshima è meno internazione… le scritte in inglese e in romanji ci sono ma sono meno rispetto a quelle di Tokyo, Fuji e Kyoto…

a Hiroshima vanno dei caratteristici e simpaticissimi tram che non costano nulla (una corse semplice, con cui puoi arrivare anche da un capolinea all’altro e starci delle ore in tram, costa solo 150 yen, neanche 1 euro e 50)

e ti portano davvero dappertutto… anche loro con calma eh, ma non hanno le intemperanze del bus, che hanno sempre problemi di sballottamento e di “frizione”…

e tutto, a Hiroshima, è veramente lì… il parco della pace…

un giardinone su un isola con i monumenti commemorativi che hanno delle impagabili linee post-moderne anni ’50 e ’60 (l’architetto che credo c’abbia messo di più le mani sia stato Kenzo Tange), senza spacchianate, solo linee lisce e scevre: pratini e laghetti, cupolette dalle forme orientali, e archetti quadrati di commemorazione… (simile cosa hanno fatto con l’Holocaus Mehnmal a Berlino)

da non perdere il mare di Hiroshima: la baia è ricca di isole e isoline collinari vulcaniche che sono un paradiso, e in una, Miyajima, c’è il tempio sull’acqua (anche se il giorno, con la marea bassa non è sull’acqua, ma è sulla sabbia verde sudicissima e aulente di lezzo!), assolutamente suggestivo, con decine e decine di cervi piccolissimi che ti vengono lì a strusciarsi, che ti chiedono da mangiare, che si fanno accarezzare come se fosse nulla, o che si fanno i cavoli loro all’ombra (dato che era un caldo, anche lì, assolutamente atroce, molto poco mitigato dal mare)

 

poi s’è fatto un salto a Yokohama e nella prefettura di Kanagawa a vedere i veri luoghi di Yukino e Arima, con le giostrine in mezzo ai condomini metropolitani…

anche Yokohama ha un lungomare da infarto con la ruota panoramica e la passeggiata tra i canali… da starci di casa!

 

 

per mangiare, siccome siamo in posti comunque internazionali, trovi di tutto e la mercanzia e il “menu” è perfettamente illustrato con foto all’entrata (i menu in inglese sono assai rari)

non chiedete variazioni al piatto, perché tanto non vi capiscono, e tanto, anche se vi capiscono, i piatti sono “unici” e non sono disposti a variare proprio nulla!

però la roba è buona eh: la carne (il manzo e il maiale soprattutto) la fanno in migliaia di modi… le salsine sono ottime, e friggono in un modo sublime!

 

 

l’inglese non è diffusissimo, ma loro sono gentilissimi e faranno di tutto per farsi capire e accetteranno ogni tuo gesticolare per farti capire con molto piacere!

 

quando mi vedevano la guida con scritto “Giappone”, ridevano e dicevano: “ah! Italiani! giaPPòne! ahhhaa!”

devono trovare molto divertente il modo in cui noi chiamiamo il loro paese…

 

 

 

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