Berlin Alexanderplatz

 

eppure c’è un senso di “quartiere squallonante” (tipo Le bureau des prises de mer), e soprattutto per “reazione” al bianco del marmo… il marmo che circonda ogni cosa, il marmo che aggetta in fronte a noi, di ogni epoca, epoche che hanno sempre scenografato la magnificenza, la grandezza, in modo ostentato e potente…

l’antichità della Repubblica e dell’Impero, la gloria del Papato, la retorica del Fascio…

il Fascio! il Fascio, purtroppo, trasuda e plasma la città, in maniera addirittura offensiva, perché “imitativa” delle costruzioni precedenti, e così esemplare nella sua calligrafica e funzionale razionalità, che ti fa incazzare il non avere nulla da dirgli, nulla da opporgli, nessuna “logica estetica” da proporgli come alternanza, a lui così liscio, e così “giusto”, senza sbaffi né imperfezioni…

non si distinguono, proprio a cattiveria, i marmoni di 3 metri del barocco sei-settecentesco (Bernini) dalle boiate della geometria di regime…

e il Fascio lo respiri anche nella “reazione”, comunque… nei graffiti (bellissimi), che inondano le ville liberty…

per questo non si è impedito lo sviluppo di zone contrastate e brutte, zone “pratesi”, in cui la protesta si è fatta veramente “Fascio”, inteso come “gruppo che fa da solo, dandosi un codice assurdo di regole per sentirsi parte di qualcosa”…

quei posti dimostrano le tesi di Conan, Ragazzo del Futuro, in cui perfino a Hyarbor ci sono emarginati e cattivelli (vedi Orlo)

 

la tristezza che distruggeva anche le zone “nere” di Berlino, nate proprio nei quartieri che fino a ieri erano “rossi”…

il tutto rende ancora di più la complessa grandezza, impillaccherata e assoprellata, della città… una città che è un’Avventura…

e con Avventura io l’ho vissuta: tra pioggia e vento, ombrelli e taxi, e, soprattutto, camminate!

ho camminato tantissimo, neanche a Berlino ho camminato così (quando andai a vedere il villaggio olimpico di Hitler – in Der Himmel über Berlin), godendomi la città come una saga di Salgari…

dalla “morte” dello splendido graveyard anglo-tedesco, all’atmosfera tutta particolare (e, secondo me, paurosa) del Testaccio, alla zona smilitarizzata (fin troppo “pratese” e Lottolosa) de Le Fate Ignoranti, alla traversata (sul lungo Tevere graffitato) fino al Circo Massimo, e all’Impero, alla scalata, sotto l’acqua, del Campidoglio, per i Fori, fino a San Giovanni in Laterano AnS, per, finalmente, sedersi in Metropolitana, fino a Cinecittà…

 

e poi da Berlino 1936, da München 1972, finalmente Roma 1960…

che è il connubio tremendo tra il Fascio e il Non-Fascio che si “insinua dentro”, senza distruggere… le opere di Nervi, dal colorato stile anni ’60, con i cromatismi pastello, o grigie e bianche (anche loro, come il Fascio), ma con le linee che si fanno più orizzontali, che hanno una tensione verso l’alto che non è prepotente, ma giocosa, e che non disdegna il “rotondo”…

e poi l’immersione, purtroppo quasi notturna, nella città-scenografia-turistica, del centro più centro, che più felliniano non si può…

cammini e spuntano da angoli anonimi tutti gli stili possibili, in un modo che non appare “naturale”, ma comunque “consequenziale”, con leggera e piacevole casualità (come Alice in Wonderland e, soprattutto, come Through the Looking-Glass): da Campo dei Fiori (piazzaccia simile a Piazza delle Vettovaglie a Pisa, con Giordano Bruno che ci scruta, rigoroso, da sotto il cappuccio) a Palazzo Farnese, da Sant’Andrea della Valle al Pantheon, dalla irreale Fontana di Trevi alla Colonna Aureliana, da Montecitorio all’Ara Pacis, dal Mausoleo di Adriano con l’Angelo di Castello 600esco, al trionfo di ogni cosa del Vaticano San Pietro; con un'”idea” che impera e che è quella del Fascio dei tempi del ‘600, il Papato, che però ha dalla sua il dinamismo casinista, che è vitale e quasi “rivoluzionario”, e che si distingue dalla linea geometrica del Razionalismo di Benito (che, vi dicevo, però imita in modo subdolo e crudele)…

la “Rivoluzione Barocca” che plasma il centro di Roma e che si sposa, con quella piacevole casualità che vi dicevo, con l’Antico e con il Rinascimento maturo: è la Rivoluzione di Francesco Borromini più che di Bernini, che incarna tutte le idee di “teatro” che da allora si sono associate e sposate con questa città…

Agrippa, Adriano e Michelangelo diventavano “sfondo” da incasinare e organizzare, da gestire e da “spettacolarizzare”…

la croce latina si fa croce greca, ma si fa, più di tutto, ellisse… e da ellisse diventa elica, in un attimo, e da elica si fa turbine: il cielo si fa muro, le nubi si fanno “panneggio”, il finto diventa vero, l’immaginato diventa reale, lo sghembo diventa sistema, unica ragion d’essere, con gente mai esisita, i Santi e gli Angeli, che prendono corpo in due metri e mezzo di marmo, e ti guardano, a tutto tondo, quasi minacciosi, o in estasi sessuale imbarazzante: un Paradiso così paradisiaco da disorientarti, a te ancora costretto nelle maglie del corpo, nelle costrizioni del superIo…

un’idea addirittura Bigotta, che ha poi sviluppato la reazione (allora, anch’essa, rivoluzionaria) del Fascio e, ancora prima, dello sterile ‘800: da una Roma con Dio che ti guardava dalle sue onnipresenti facce di Santi ebbri e godenti di grazie, alla glorificazione della misura, dell’armonia, della Cultura del Corpo, che è il “Nulla” dell’idealismo ipocrita fascista… così come era ipocrita l’idea rivoluzionaria del Barocco, che smascherava la voglia sessuale del Cattolicesimo, però glorificando un mondo inesistente che veniva mortificato in Terra…

un Bigottismo presente anche oggi nelle regole che non si rispettano dell’ATAC…

e che ha generato quella rivoluzione che è “contro Rivoluzione alla ControRiforma”, e che ha segno “violento-rigoroso” e non “violento-distruttivo”…

e, come sempre dico di questi tempi, ancora il Fascio trionferà: il nero e i quartieri “scuri” e residenziali trionferanno sui quartieri “sociali”…

e ci saranno tremende zone residenziali buie e nere, a morire sotto la droga della tristezza e della desolazione (come intorno alla Stazione Tiburtina)… magari segni di “protesta sociale”, segni di “malessere drogato”, sotto villoni esageratamente ricchi e dalla forma estraniante e massonica…

come sempre si scinderà la “socialità” dalla “abitabilità”…

e avremo sempre il 3D:

Droga

Disperazione

Desolazione

le città, come ogni cosa messa in piedi da questo gorgo fascio-capitalistico, hanno fallito…

 

 

3 risposte a "Berlin Alexanderplatz"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: