One-Eyed Jacks


la libidine sacra del freddo, della neve…
e l’asetticità contemporanea dell’"adesso"…


non voglio dire del "nuovo" o del "contemporaneo",
proprio dell’adesso…

è una città di ADESSO, è nata adesso
alcuni "sassetti" del 1600, del 1800, circondati da un "adesso"
un adesso tecnologico
una pacchia assoluta per gli amanti dell’oggi…
neanche New York è così "adesso"…

ok, a New York non vedi il cielo, è tutto più "grande" anche se più "stretto"…
qui il cielo lo vedi e nevica
ma dà molto più l’idea di "Big City Life"

se New York è "metropoli" perché è "estesa" su isole
e Manhattan è sì un agglomerato di cittadine
ma la "frammentazione" c’è grazie all’"estensione" di Brooklyn, di Coney Island e Brighton Beach…

qui non vedi un’"estensione" "geografica"
vedi un’"estensione" e basta…


se Manhattan è un insieme di cittadine
qui sembra un "insieme di edifici"
piazze, "mall" spettacolarmente a metà tra capitaliste (commerciali) e sociali (formidabili centri di ritrovo e di cultura)

sono quasi "cittadelle a tema", dominate da un "edificio simbolo" (Sony Center, Philharmonie, Brandeburger Tor)


ma è troppo presto per dare definizioni e stilare profili…






da annotare il magnifico freddo!
diverso anche da quello "alpino" di München

proprio il freddo CONTINENTALE

si cammina, scivolando, sulla neve, abbagliati dall’efficienza dei mezzi pubblici e dalla lucentezza del "nuovo" e dell’"adesso" (la Philharmonie ha forme anni ’60, ma il Sony Center e la Hautbahnhof ti fanno davvero strabuzzare gli occhi, e, per ora, le ho viste solo al buio)


vedi i relitti del realismo socialista nel folle razionalismo dei parchetti giochi nei quartieroni
nella geometria a fava (inquietanti aperture rotonde come unica "decorazione")

vedi la "Big City Life" del buissimo metropolitano dove qualcuno ti importuna per venderti telefonini cellulari rubati

e vedi la neve
tanta neve
come nei film svedesi
come in Lasciami Entrare

ma, per ora, sembra davvero un triviale film di Fassbinder:
tutto oggettivo
tutto ripreso da uno "streben" verso l’espressionismo, ma che in realtà è puro realismo

è proprio Wozzeck di Berg
ma anche i suoi "epigoni" (come la Lady Macbeth di Mcentsk di Shostakovich)
è Edgar Reitz, è Heimat:
lo schifo della vita ripreso con piani sequenza vertiginosi che però riprendono solo la realtà merdosa che è più orrenda di ogni fantasia…

il linguaggio si fa "fantasmagorico" (Sony Center, architettura) solo per "correre dietro" alla realtà…


qui la realtà ha superato la fantasia
e l’Arte la rincorre
sempre
con tutti i suoi "trucchi"


questa città è un film di Fassbinder vivente
è la canzone "Heroes" vivente



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